E l’Unione s’inventa i transfughi del Polo

La maggioranza alimenta i sospetti sul passaggio di deputati dall’opposizione. Il presidente di Fi: «A me non risulta niente»

Fabrizio de Feo

da Roma

«Ma chi è quello che rischia di andare di là se poi magari si va alle elezioni e non si ritrova né di qua né di là?». Silvio Berlusconi conia una battuta per rispondere ai giornalisti che in Transatlantico gli chiedono delle voci di spostamenti di singoli parlamentari dalla Cdl alla maggioranza. Un passaparola, basato soprattutto sui «wishful thinking» dell’Unione piuttosto che su dati di fatto reali, che rischia di diventare una sorta di gioco a incastro estivo. Una lotteria in cui fare entrare i nomi più disparati orchestrata, a detta della Cdl, da parte dei «tentatori» dell’Unione: quei parlamentari incaricati di destabilizzare le fila del centrodestra facendo intendere che drappelli di voltagabbana sono pronti a cambiare casacca e a puntellare una maggioranza che al Senato trattiene il fiato e incrocia le dita a ogni voto.
L’ultima scintilla viene accesa da un retroscena pubblicato dal Messaggero che individua il primo potenziale transfuga della Casa delle libertà. Secondo il quotidiano romano Antonio Di Pietro avrebbe «agganciato» l’azzurro Carlo Vizzini, pronto a spostarsi armi e bagagli sui banchi dell’Italia dei valori. Un’indiscrezione che il leader di Forza Italia commenta seccamente. «A me non risulta niente - risponde Berlusconi -. Io posso dire che anche su questo decreto c’è stato un giudizio unanime, senza smagliature».
La replica dello stesso Vizzini non lascia spazio a dubbi o sospetti. L’ex segretario del Psdi rilascia un primo commento intingendo la penna nell’inchiostro della diplomazia. «Non sono coinvolgibile né interessato a quello che si preannuncia come un nuovo filone di dibattito estivo: il mercato dei parlamentari che qualcuno vorrebbe addirittura più animato di quello dei calciatori» dice il vicepresidente del comitato di presidenza di Forza Italia. «Rispetto la formazione politica guidata dal ministro Di Pietro - aggiunge Vizzini - ma, onestamente, non parlo con lui da circa 13 anni. Non mi adombro con chi ricevendo notizie le pubblica ma ogni tanto varrebbe la pena di verificare meglio le fonti. Sono parlamentare e dirigente di Forza Italia ove intendo continuare la mia battaglia politica al fianco del nostro presidente. Forse ciò può dare fastidio a qualcuno anche all’interno di Fi, ma questa è una questione che affronterò direttamente con il leader del partito». Poi al telefono con il Giornale rincara la dose. «Voglio proprio parlare direttamente con Berlusconi su come nascono determinate notizie. Qui c’è lo zampino dei parlamentari del centrosinistra ma non solo. Ho l’impressione che anche dentro Forza Italia ci sia la volontà di eliminare chi può dare fastidio. Ma se è questo che vogliono io sono pronto a lasciare il mio posto da senatore. E non per passare con chissà chi - figuriamoci poi se con Di Pietro - ma per tornare a fare il privato cittadino».
Se Vizzini smentisce e si indigna, dentro la Cdl - anche fuori dall’ufficialità - nessuno intravede la «transumanza» ipotizzata dai giornali. Perfino i più cinici, quelli abituati a calcare le scene da tempo e a guardare alle trattative sotto banco con occhi smaliziati, gettano acqua sul fuoco. «È una menata fondata sul nulla» commentano. «Uno che passa dall’altra parte lo fa in cambio di qualcosa non per entrare in un governo traballante e bruciarsi la carriera politica. Qui, invece, non gli danno nulla. D’altra parte anche volendo non potrebbero farlo: è già tutto preso».