E l’Unione se la prende con Vespa: «Doveva imbavagliare il ministro»

Il conduttore: «Una polemica grave: i dati dimostrano che i miei ospiti hanno avuto gli stessi tempi a disposizione». Forza Italia: critiche indegne

da Roma

Bruno Vespa doveva azzittire il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Questa l’accusa lanciata al conduttore di Porta a Porta dall’Unione. Nel mirino del centrosinistra la puntata in onda lunedì sera durante la quale, sempre secondo l’opposizione, al ministro non è stato posto un giusto freno. Peccato che Tremonti non fosse solo nello studio che ospitava un suo degno avversario, ovvero il leader della Margherita, Francesco Rutelli al quale, ovviamente, è stata data ampia possibilità di ribattere. Ma al centrosinistra non basta: Vespa doveva mettere a tacere il ministro, sgradito allo schieramento di Prodi. Insomma all’Unione piace lo stile Lucia Annunziata: fare le domande ma non ascoltare le risposte. In un comunicato il coordinamento dell’Ulivo denuncia che «per tre quarti della trasmissione Porta a Porta è stato consentito al ministro Tremonti di dilagare con tesi campate in aria sul programma dell’Unione, accreditando catastrofismi con notizie false e tendenziose senza che Vespa sentisse il dovere di bilanciarne la portata». Per colpa del giornalista dunque la trasmissione è risultata «sbilanciata» lasciando troppo spazio «agli incubi privati di Tremonti». Immediata la replica di Vespa che giudica «grave e sorprendente» l’affermazione dell’Unione che in sostanza chiede al conduttore di «impedire a uno degli ospiti di esprimere la propria opinione, qualunque essa sia». Vespa osserva che «se il ministro dell’Economia si assume la responsabilità di affermare che il programma elettorale dell’Unione comporterebbe la tassazione retroattiva dei titoli di Stato» il dovere del conduttore è solo e soltanto quello di «fargli chiarire nei dettagli una posizione così impegnativa e di consentire alla controparte una replica piena e adeguata». Ed è esattamente quanto è accaduto in trasmissione, aggiunge Vespa, che poi dimostra cifre alla mano come a Tremonti e Rutelli siano stati dati gli stessi tempi: 43 minuti e 45 secondi per il primo, 43 e 15 per il secondo «con un batti e ribatti continuo che ha consentito ad entrambi di replicare immediatamente alle contestazioni».
Per Giorgio Lainati capogruppo di Forza Italia in Vigilanza evidentemente «per la sinistra la par condicio deve essere una legge bavaglio: in pratica dopo avere inventato la figura del conduttore-vigile per i faccia a faccia tra i leader, vorrebbero trasformare Vespa e altri conduttori in una sorta di commissari del popolo con diritto di veto sulle idee dei politici, ovviamente di centrodestra». Per l’azzurro Guido Crosetto l’attacco del centrosinistra a Vespa è privo di dignità: se Rutelli non aveva molto da dire e non è stato convincente certamente non si può dare la colpa a Vespa, osserva Crosetto. Ma l’Unione insiste per il capogruppo della Margherita in Commissione di Vigilanza Rai, Enzo Carra, Vespa ha «permesso a Tremonti di fare il bello e il cattivo tempo».