E l’Unione si scoprì debole anche «a destra»

da Roma

Prima il lamento di Antonio Di Pietro: «Ho preso venticinque seggi e gli altri della coalizione fanno finta di non vedermi». Poi i calci di Clemente Mastella: «Sono una banda di irriconoscenti. Fino a lunedì scorso mi facevano solo inchini e salamelecchi, adesso mi vogliono buttare dalla finestra. Sono stufo di essere sopportato, posso benissimo restare fuori dal governo a dare l’appoggio esterno». Infine le accuse di Marco Pannella: «La Rosa nel pugno non è un cartello elettorale, come sostiene Massimo D’Alema, ma una costruzione strategica. La verità è che vogliono sbarazzarsi di noi».
Sarà pure una coalizione sbilanciata a sinistra e sotto ricatto dell’ala massimalista, intanto però all’Unione i primi problemi li stanno provocando gli «anticomunisti» dell’alleanza. Questioni di visibilità, di rivalità e di posti della futura squadra di Palazzo Chigi e divergenze più politiche stanno mettendo in queste ore i «destri» del centrosinistra contro i partiti più grandi. E anche, partita nella partita, l’uno contro l’altro.
Di Pietro, ad esempio, vuole più spazio e attacca Mastella. «All’ultimo vertice mi chiedevano: quanti parlamentari hai, quattro o cinque? E io: veramente ne ho presi 25! Quello che parlava più era Mastella, che alle elezioni è arrivato ultimo e che non faceva che reclamare posti, dalla presidenza del Senato a qualche ministero». E Mastella attacca Di Pietro: «Un rozzo come lui ora si atteggia a leader politico di rango... Deve fare un monumento a Leoluca Orlando, l’uomo che gli ha fatto fare il pieno dei voti». Il segretario dell’Udeur se la prende pure con D’Alema, per il quale l’incarico di senatore è incompatibile con quello di ministro: «Dov’è il problema? Si può guidare un ministero e seguire i lavori parlamentari. Non sono un ragazzino, faccio politica da quarant’anni. All’amico Massimo dico che a questo punto si può togliere dalla testa l’idea di fare il presidente della Camera».
Anche Marco Pannella ha un conto aperto con il presidente ds. «Vuole i socialisti e non i radicali nel partito democratico? Ma i socialisti sono stati i più intransigenti nel respingere le annessioni. La Quercia, per farci scendere sotto il tre per cento e non farci prendere senatori, ha organizzato liste civetta e reso possibile la presentazione di Bobo Craxi. Ds e Prodi vogliono sbarazzarsi di noi, eppure abbiamo salvato l’Unione per il rotto della cuffia». Quanto ai ministri, «la Rosa nel pugno è stata determinante per la vittoria, quindi aspiriamo a tutto, però finora nessuno ha chiesto le nostre opinioni, aspettiamo che Prodi ci dica qualcosa». E attenti a Mastella, «è lui il vero problema della coalizione, il pericolo ribaltone viene da lì».
Daniele Capezzone apre un altro fronte, stavolta sul programma: «In materia di lavoro sarebbe utile non accettare diktat dalla Cgil e da Liberazione. La linea dell’abrogazione pura e semplice della legge Biagi sarebbe un errore. Su questo punto il governo si giocherà tantissimo».