E l’uomo più potente del mondo ringrazia gli «ambasciatori di pace»

Il leader americano alla Comunità di Sant’Egidio: «Impegno comune»

da Roma

Arriva a piedi all'appuntamento con la comunità di sant’Egidio, George Bush. La stretch-limo nera che lo porta alla sede dell'Ambasciata americana, vicino a Via Veneto, è troppo larga per il cancello d’accesso, e il presidente deve scendere e incamminarsi di buon passo.
L'incontro che ha tenuto col fiato sospeso per giorni, tra mille polemiche per la decisione di spostarlo dalla sede trasteverina di Sant'Egidio ai blindati saloni della sede diplomatica Usa, si è svolto tra grandi sorrisi e reciproci riconoscimenti. Preceduto da un editoriale dell’Avvenire che dava il «benvenuto» a Bush e gli dava atto di aver voluto un colloquio «significativo, sorprendente e per questo interessante» con l'organizzazione cattolica più impegnata su due fronti cruciali: la lotta all'Aids e alla povertà in Africa, e quella «double track diplomacy» che l’ha portata a essere mediatrice, spesso con successo, in molti teatri di conflitto nei quali la diplomazia ufficiale spesso si arenava. Ma anche Bush non ha lesinato riconoscimenti ai suoi ospiti: «Sono contento di incontrarvi perché siete dei problem solver. Grazie per essere parte dell'esercito internazionale dei compassionevoli», ha esordito, ricordando la loro riuscita mediazione per il Mozambico. «Non abbiamo soluzioni per tutto - ha modestamente replicato il presidente di S.Egidio Marco Impagliazzo - ma non si può chiudere il nostro cuore quando ce n’è una». «L’Iraq non sarà al centro dell'incontro - avevano precisato i portavoce della comunità alla vigilia - sarebbe presuntuoso, meglio lasciare il dossier pace al Papa».
E dunque soprattutto di Africa si è parlato, secondo il resoconto dei partecipanti. Ma una battuta ammonitrice se la sono concessa, hanno riferito dalla Comunità: «La guerra è la madre di tutte le povertà», ha tenuto a sottolineare il fondatore Andrea Riccardi quando ha preso la parola. E Bush? «Non ha commentato». Ma ha ricordato «l'impegno del Congresso Usa per combattere l'Aids con finanziamenti per 30 miliardi di dollari, e per affrontare la fame nel mondo, garantendo inoltre l'istruzione». E rivolgendosi agli esponenti di Sant’Egidio, il presidente ha assicurato: «Siamo qui per il nostro impegno comune per aiutare i poveri, dar da mangiare agli affamati e aiutare a sradicare le malattie». Sottolineando che i più ambiziosi programmi per l'Africa «non possono essere efficaci senza persone di amore e di cuore sul luogo».
Al presidente americano, che era accompagnato durante l'incontro dall'ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Francis Rooney, gli ospiti hanno voluto regalare un'antica stampa che ritrae la loro sede romana: «Così il presidente avrà un pezzo di Trastevere».