E l'alleato Hollande lasciò sola la Merkel

La sponda francese non c'è più. Hollande sta con Monte e Rajoy. E la Merkel è sola, isolata come non mai

nostro inviato a Bruxelles

Sembra quasi grottesco ma Monti decide di agire proprio quando Balotelli infilza per la seconda volta la porta della Germania. È soltanto una casualità ma la Merkel, già calcisticamente ferita, proprio in quell’istante, più o meno le 21.20, riceve un secondo colpo. Italia e Spagna pongono la «riserva» sulla firma del patto sulla crescita, in discussione all’eurovertice, se non si discute e si risolve anche la questione relativa alla speculazione. «Riserva» significa «non firmiamo, blocchiamo tutto». Di fatto un aut aut. Il famoso pugno sul tavolo.

Perché Monti agisce proprio in quel momento? Il consiglio europeo è già iniziato da un pezzo e dopo i preamboli si passa a discutere di quello che ormai non divide più nessuno: una dotazione di 120 miliardi di euro da destinare alla crescita e all’impiego. Poi, l’analisi si sposta sulla road map per arrivare a una più stretta unione economica della Ue. Tema che interessa tutti ma soprattutto Berlino. Intanto il viceministro Grilli, riunito in un’altra sala assieme agli sherpa degli altri Paesi membri, getta sul tavolo la vera posta in gioco: un meccanismo anti spread capace di salvarci dalla tempesta. La discussione rischia subito di incartarsi su questioni tecniche. Prima ancora che sia risolta sotto il profilo prettamente politico. Ecco perché dal tavolo di Grilli il dossier deve passare su quello dei capi di governo. Siamo all’ultimo piano del palazzo della Commissione europea che qui chiamano «80esimo» non si sa perché. Sono passate troppe ore, occorre agire subito. Eccola la zampata di Monti che, sornione, ha aspettato il momento giusto per lanciare l’ultimatum. In quel momento il premier capisce che è giunta l’ora: dev’essere lui in persona a dire che se non si affronta – ma soprattutto se non si risolve - il tema dello scudo anti spread, il consiglio non finirà venerdì ma andrà avanti ad oltranza. Lunedì i mercati devono aprire con la consapevolezza che qui a Bruxelles c’è stata la svolta.

Monti non agisce solo. La sua strategia è concordata nei minimi dettagli con i vertici delle istituzioni della Ue ma anche e soprattutto con il premier spagnolo Rajoy e, alleato meno evidente, il presidente francese Hollande. Merkel non se l’aspetta. Sa che Italia e Spagna vogliono parlare degli strumenti che possono calmierare i mercati ma in fondo pensa che la questione non sia poi così centrale. E soprattutto è convinta che se tutti fossero virtuosi come la sua Germania lo spread non sarebbe un problema. Invece, questa volta, il nein è dell’italiano: «Niente scudo, niente firma». Merkel cerca con lo sguardo il collega francese. Se ci fosse ancora Sarkozy, forse le cose sarebbero andate diversamente. Ma questa volta la sponda francese non c’è più. Hollande sta con Monti e Rajoy. La Merkel è sola, isolata come non mai. Sì, certo, ha l’appoggio di Danimarca, Olanda e Stati del Nord. Ma la «propostina» finlandese dei covered bond è stata già rispedita al mittente ore prima. Più che un asse, un asso. Solitario. La Germania non trova né appoggi né sponde.

Hollande lo dice chiaro e tondo: «Sono d’accordo a creare un meccanismo anti spread per i Paesi virtuosi, senza che a loro venga imposto un programma aggiuntivo». È una crepa devastante nel muro inossidabile e impenetrabile della Cancelliera di ferro che sa che deve capitolare. Prova a eccepire: «Ma io devo rendere conto al Bundestag... E la Corte costituzionale tedesca continua a dire che non permetterà che i diritti del Parlamento tedesco vengano sacrificati sull’altare dell’integrazione europea...». Ma Monti non si fa intimidire: «Frau Merkel, anche l’Italia ha un Parlamento. E pure una Corte costituzionale. E come noi ce l’hanno molti altri Paesi europei». Annuiscono tutti: è fatta.