E Lampedusa si prepara a scendere in piazza

L’ira del sindaco: «Le parole del ministro avranno effetti devastanti». La popolazione: «Turismo a rischio»

Gaetano Ravanà

da Agrigento

Non sono piaciute alla stragrande maggioranza dei lampedusani le parole del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero sulla questione extracomunitari. Si è allarmato soprattutto il sindaco delle Pelagie, l’azzurro Bruno Siragusa, che più volte in passato si è fatto portavoce delle richieste della popolazione, che non vuole i clandestini sull’isola. «Lampedusa è il luogo maggiormente esposto al fenomeno dell'immigrazione - dice il sindaco - e temo che facendo una politica troppo buonista, elevando le quote di immigrati da regolarizzare, l’effetto potrebbe essere devastante, per il logico aumento di sbarchi. Se oggi arrivano circa 15.000 immigrati l’anno, appena nei paesi rivieraschi del nord dell’Africa apprenderanno la notizia, immagino che saranno anche di più coloro i quali tenteranno di raggiungerci».
La gente comune, non ha mai tollerato che l'isola rimbalzasse agli onori della cronaca per la questione sbarchi. «Dopo quello che ha detto il ministro, la gente ha paura per il futuro del turismo - dice Angela Maraventano della sezione locale della Lega nord, la pasionaria dell’isola - . Viviamo essenzialmente di turismo visto che la pesca è in crisi; le affermazioni del ministro ci spaventano. Temiamo che i turisti non vengano più. Già, rispetto allo scorso anno abbiamo il cinquanta per cento in meno di prenotazioni. Stiamo perdendo la pazienza. Per il centro di accoglienza, non siamo stati minimamente interpellati. Questa non è democrazia».
«Prima di rilasciare dichiarazioni sulla costruzione del nuovo centro di accoglienza sull'isola bisognerebbe interpellare gli abitanti per sapere che cosa ne pensino», dice Totò Martello, responsabile ds di Lampedusa ed ex sindaco delle Pelagie. «Chiedo - aggiunge - prima la smilitarizzazione dell’isola. Non si può entrare nelle spiagge e nel porto perché sembriamo in Irak. Lampedusa non ha bisogno di un nuovo cpt ma di ristrutturare l’attuale. Bisognerebbe capire per quale ragione tutti i clandestini che attraversano il Mediterraneo vengono portati dalle motovedette a Lampedusa e indagare anche sulle trattative private fatte per l’emergenza clandestini per capire dove siano andati a finire i soldi degli italiani». «Dopo questa disamina - conclude - si potrà parlare di extracomunitari. Se l’idea del nuovo governo è quella di continuare la stessa politica di quello precedente strapperò la tessera dei Ds».
«Andrò contro i miei interessi - dice Ezio Bellocchi, operatore turistico - però dico che una mano a queste persone dobbiamo tenderla quando arrivano a Lampedusa. Le istituzioni però, non ci devono abbandonare. Evidentemente non c'è una politica in grado di risolvere questo problema. Posso anche schierarmi a favore del centro d’accoglienza, però andiamoci piano con l’aumento della quota di immigrati da stabilizzare, dobbiamo cercare prima di regolarizzare i nostri giovani». Sull’isola, due anni fa, per due intere settimane, la popolazione scese in piazza contro la costruzione di un nuovo centro di accoglienza. E il governo fece dietrofront. Succederà così anche stavolta? Sembrerebbe proprio di sì.