E la leader verde lancia un appello agli italiani: «Non votate, è meglio»

Gabriele Villa

«È, dopo attenta riflessione, che io raccomanderei agli italiani di non andare a votare per questo referendum». Chioma nerissima e leggermente leonina, sorriso che conquista. E aiuta. Aiuta soprattutto a sottolineare, lasciando scarse possibilità di replica, ciò che Frau Hiltrud Breyer da Saarbrucken, 48 anni il prossimo 22 Agosto, è solita affermare, con inequivocabile chiarezza nelle aule del Parlamento europeo.
Per la cronaca, la signora Breyer, deputata verde che più verde non si può, nonché presidente dell'intergruppo di bioetica in seno al Parlamento europeo è una che, ogni tanto, batte il pugno sulla scrivania pur di affermare e riaffermare il principio della verità e della libertà di parola e di espressione. Anche quando non sarebbero propriamente affari suoi come nel caso specifico del referendum italiano, che investe i delicatissimi temi della procreazione assistita e delle tecniche genetiche. Ma se il referendum è tutto italiano i problemi sono internazionali e su quei problemi Frau Breyer, in qualità proprio di presidente del comitato europarlamentare di bioetica ha tutto il diritto e l'autorevolezza di dire ciò che pensa, come puntualmente ha fatto e sta facendo in queste ore, dando così le più eloquenti risposte anche ad alcuni quesiti che il Giornale le ha sottoposto. Si comincia con una precisazione tutt’altro che trascurabile. «Non è affatto vero - sottolinea Hiltrud Breyer - che l’Italia sia l’unico Paese che ha una legge restrittiva riguardo alla medicina riproduttiva. Forse non tutti sanno che ci sono almeno altri sette Stati membri dell’Unione europea che hanno vietato la distruzione di embrioni umani a scopi di ricerca».
A sostegno dell’invito, rivolto agli italiani, a disertare le urne, Hiltrud Breyer ricorda come più volte il Parlamento europeo abbia levato la sua voce contro la ricerca senza regole e le pratiche che toccano la delicata sfera personale. «In numerose occasioni - rimarca l’europarlamentare verde - abbiamo confermato il divieto della clonazione umana in ogni stadio, in una risoluzione del marzo di quest’anno, la più recente, abbiamo chiesto un divieto fermo e totale di questo genere di pratiche rilanciando, nel contempo, l’ipotesi di sostenere alternative che ci sembrano valide come la ricerca sulle cellule staminali adulte che hanno già dato brillanti risultati nella cura di molti pazienti in tutto il mondo».
Tornando alla Gran Bretagna, una sorta di faro di saggezza e di modernità cui ispirarsi, cui hanno fatto e continuano a fare riferimento in Italia i supporter del referendum. Hiltrud Breyer al contrario è seriamente preoccupata. «Chi sostiene che nel Regno Unito si possa fare molto di più e resta nel contempo convinto che gli eccessi vengano puntualmente regolati e proibiti, è decisamente fuori strada. Proprio di recente i dubbi all’interno del Parlamento europeo sulla reale situazione in Gran Bretagna sono aumentati - ricorda la parlamentare verde - considerato che alcune settimane fa si è scoperto un traffico di embrioni umani e di ovuli provenienti da donne rumene e destinati a centri per la fertilità britannici. Ebbene - rimarca Hiltrud Breyer - è curioso notare come gli atteggiamenti dei due Paesi coinvolti siano stati diametralmente opposti in quella circostanza. Mentre le autorità romene hanno chiuso la clinica coinvolta e hanno perseguito gli autori del traffico, quelle inglesi hanno di fatto archiviato il caso per la parte di loro competenza ritenendo che non ci fosse nulla di illegale e di eticamente scorretto». Il problema si raccorda e si innesta ad un altro problema affrontato spesso in modo approssimativo e capzioso che è quello della scarsità di ovuli in Europa per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. «Ma la raccolta di ovuli - mette in guardia la presidente dell’eurocomitato bioetico - crea un alto rischio medico per la vita e la salute delle donne che deriva tra l’altro dall’iperstimolazione delle ovaie. Inoltre è un dato di fatto che una donna fragile e magari in condizioni economiche precarie possa cadere vittima di giri d’affari non proprio puliti».