E la Lega apre uno spiraglio: «Parliamone»

Bossi: «Andiamo a vedere cosa vuole l’Udc». In discussione anche l’accordo tra Cina e Ue

Adalberto Signore

da Roma

È Roberto Calderoli a relazionare il Consiglio federale della Lega su eventuali modifiche della legge elettorale. E ad esporre le diverse possibilità sul tavolo. Che prevedono tutte un sostanziale incremento del numero dei seggi della Camera assegnati con la quota proporzionale (l’attuale legge prevede che siano il 25 per cento). E la posizione di tutto lo stato maggiore della Lega riunito a via Bellerio è concorde: «Se ne può parlare». Non tanto perché il Carroccio creda davvero a una simile eventualità, ma perché - dice ai suoi Umberto Bossi - «bisogna che andiamo a vedere cosa vuole davvero l’Udc». E quindi, se Marco Follini chiede di aprire un tavolo sulla legge elettorale, «facciamolo pure». «Anche perché - spiega Bossi tirando una boccata di toscano - quando hai i voti non è un problema discutere di queste cose. Le elezioni si vincono con i voti e noi, me ne sto accorgendo da quando ho ricominciato ad andare in giro per le feste, ne prenderemo molti».
Il Senatùr, ieri di ottimo umore e prodigo di battute per tutti, resta però convinto che la materia sia alquanto spinosa, perché «quando vai a toccare una cosa del genere sai dove cominci ma non dove vai a finire». Ma la strategia, concordata pure con Silvio Berlusconi, è quella di non alimentare strappi. «Della legge elettorale - dice Calderoli al termine del Federale - se ne può discutere in ogni momento». Parole, quelle del ministro delle Riforme, che nonostante la premessa iniziale («la devoluzione è comunque l’obiettivo prioritario della Lega») non possono che suonare come un’apertura alle richieste che arrivano da Follini. Insomma, dal gelo siderale dei giorni scorsi, ora l’unico motivo di distanza tra l’Udc e il Carroccio resterebbe nella tempistica parlamentare (il capogruppo centrista Volontè chiede che si esamini prima la riforma elettorale e poi la devoluzione, proposta che difficilmente la Lega potrà accettare).
Ma a via Bellerio, non si parla solo di legge elettorale. Oltre a formalizzare la premiership di Berlusconi («è il nostro candidato premier», spiega Calderoli), si discute, e a lungo, di quote e dazi ai prodotti che arrivano in Europa dalla Cina e dai Paesi asiatici. A relazionare il Consiglio federale è il sottosegretario alle Attività produttive Roberto Cota (che si prende pure i complimenti di Bossi per l’organizzazione della festa del Carroccio in Piemonte. Cota critica duramente l’accordo sul tessile raggiunto ieri tra l’Ue e la Cina per sbloccare le merci in giacenza nei porti europei e il Senatùr annuisce convinto più di una volta. «Chiederò a Berlusconi - dice Bossi - di occuparsi in prima persona del problema, gli dirò di presentare all’Ue un pacchetto complessivo: dal mantenimento delle quote ai dazi antidumping fino alle etichettature dei prodotti che arrivano dalla Cina».
Il ministro del Welfare Roberto Maroni ha invece relazionato sul caso Bankitalia («noi non possiamo attaccare Fazio dopo che ha sostenuto il progetto di una banca del Nord, è un problema di cui deve occuparsi Berlusconi») e sulla riforma delle pensioni. «Ora, però, bisogna completarla con quella del Tfr», dice Bossi. «Roberto - aggiunge con una risata - lo so che hai tanti problemi, ma ormai sei maturo abbastanza per riuscire a gestirli».
All’ordine del giorno pure il caso Cè, l’assessore alla Sanità della Lombardia «sospeso» da Roberto Formigoni dopo un lungo braccio di ferro. «Non dobbiamo dare alibi a chi vuole strumentalizzare questa situazione», dice Bossi. Che aggiunge: «Non alziamo i toni, è una questione che risolverò direttamente con Berlusconi».