An e Lega: niente cella per chi sporca le strade E slitta il decreto rifiuti

Primo esame del testo in Consiglio dei ministri a Napoli. Tutti d’accordo sulla necessità di pene più aspre

nostro inviato a Napoli

È ancora mattina quando s’insinua il dubbio. È appena iniziato, il Consiglio dei ministri, il terzo convocato a Napoli dal Cavaliere, quando si sussurra che «forse il nuovo decreto sui rifiuti non verrà approvato». Cosa? Non è possibile, si risponde, siamo tutti qui, giornalisti compresi, proprio per riferire del provvedimento. Altrimenti, non staremmo impalati fuori dalla Prefettura per cogliere al volo l’annuncio. Ma il tempo passa e dal Cdm non arrivano notizie confortanti. «Non c’è accordo», fa trapelare il solito bene informato. Come mai? «Semplice, la gatta frettolosa fa i gattini ciechi». Il «maligno» se ne va, gli interrogativi rimangono. In parte, a rispondere ci pensano i diretti interessati, i ministri, con Altero Matteoli in testa, portavoce delle perplessità dei colleghi. Tra i quali Roberto Maroni, Stefania Prestigiacomo, Angelino Alfano. Le agenzie riferiscono dello stop, palazzo Chigi replica che si è avuto invece un primo esame del testo. Fatto sta che si rinvia tutto alla prossima settimana.
Nessuno in Cdm, a onor del vero, contesta l’inasprimento delle sanzioni amministrative, magari per chi scarica per strada un frigo o una lavatrice, immagine che inquieta Silvio Berlusconi. Nessuno, assicurano un paio di presenti, dice no al commissariamento dei Comuni inadempienti, a costo che si torni poi di lì a poco alle urne, come riconosce lo stesso presidente del Consiglio. Il nodo da sciogliere è un altro. È proprio necessario introdurre il reato penale per «abbandonare la maledetta abitudine che ci porta a considerare le nostre strade come discariche pubbliche?». Risposta affermativa, stando alle parole del Cavaliere, che nel frattempo ribadisce, alla sua decima discesa a Napoli, come non ci sia più emergenza, «perché abbiamo riportato lo Stato a fare lo Stato».
Ma non tutti concordano su alcune norme inserite nel decreto. E non solo dentro il governo. Le solite malelingue mettono in mezzo pure il Colle. E raccontano che dal Quirinale pare non abbiano gradito l’urgenza di modificare il codice penale con lo strumento del decreto. Quanto i dubbi di Giorgio Napolitano abbiano influito sullo stand-by non è dato sapere. Intanto, si viene a sapere che i ministri hanno ricevuto il testo del provvedimento, messo a punto da palazzo Chigi, solo giovedì sera. E qualcuno storce il muso. Anche per questo «bisogna riflettere bene», rivendica un esponente dell’esecutivo. E il Cavaliere, «da buon padre di famiglia», assicura che «stiamo soppesando tutto con buon senso».
Intanto, al Cdm si discute anche della questione graffiti. Visto che alcuni articoli del ddl che porta la firma del ministro dell’Ambiente confluiranno proprio nel decreto. Problemi? «No, assolutamente», assicura la Prestigiacomo, che aggiunge: «Viene confermata la stretta sulle sanzioni nei confronti di chi imbratta muri ed edifici, con la modifica dell’articolo 639 del codice penale. Ma allo stesso tempo è intenzione del governo evitare discriminazioni nei confronti dei writers che esprimono in maniera lecita la propria indole artistica. Insomma, non sono tutti delinquenti. E viene quindi confermata la possibilità dei Comuni di individuare spazi verticali, magari in aree dismesse, da assegnare loro». Nel decreto, tra l’altro, salterà l’obbligatorietà verso i cittadini di ripulire i muri, pena pesanti multe. «Sì, l’abbia eliminata, perché sarebbe stata una norma vessatoria - riferisce il ministro al Giornale -. Semmai, stiamo valutando l’ipotesi di garantire maggiori risorse alle amministrazioni locali per svolgere con costanza anche questo compito».