E Leo Gullotta convince con Pirandello

L’uomo, la bestia e la virtù è un unicum nella drammaturgia di Pirandello. È infatti una commedia da pochade che, fin dalla prima rappresentazione, suscitò molte riserve e polemiche. Pirandello fu accusato di aver scritto una pièce trasgressiva con il sesso protagonista e dove c’era perfino un irriverente accenno all’Immacolata Concezione. A prima vista la commedia consisteva nel tentativo di attribuire al legittimo marito, quasi sempre assente da casa, il figlio concepito dalla moglie con un amante, il professore Paolino, un moralista terrorizzato dall’aver fatto un figlio con una donna esempio di virtù. In realtà, Pirandello aveva scritto una commedia feroce contro il falso moralismo tanto da sottolineare che i personaggi dovevano, a un certo punto, indossare delle maschere simboliche dei loro vizi. Il regista Fabio Grossi, in questa edizione de L’uomo, la bestia e la virtù, in scena al Teatro Eliseo di roma, ha eliminato le maschere umanizzando un po’ i personaggi. Leo Gullotta è un Paolino convincente, anche se non evita i toni farseschi. Antonella Attili è un’amante adeguata, mentre Carlo Valli è una bestia assai di maniera. Applaudita la caratterizzazione di Gianni Giuliano in un personaggio solo apparentemente di contorno.