E Lerner per attaccare il Cav si innamora di una escort

In questo momento Patrizia D’Addario molto probabilmente è la donna italiana purtroppo più famosa nel mondo, non mancando giornali o programmi televisivi che, dagli Stati Uniti a Hong Kong, si siano occupati della scopata di Stato dagli effetti più rilevanti sulla nostra storia patria dai tempi della Contessa di Castiglione. Una notorietà acquisita con dolo, registrando a fine di ricatto e poi rendendo pubblici incontri privati col Premier, e poi trasformata in vera fama amministrando con l’accortezza di una tenutaria di bordello la propria merce. Ossia la storia dei suoi incontri a Palazzo Grazioli, scoprendola a poco a poco, concedendola a piccole dosi, vendendola al miglior offerente, sfruttando - lei, sfruttata (!) - ogni mezzo a disposizione: carta stampata, televisione, talk-show, festival del cinema, sfilate di moda, spettacoli teatrali, libri. Gradisca, signorina Patrizia. No, prego.
Che la signorina Patrizia, malinconica maîtresse quarantenne sul viale del tramonto in attesa dell’ultimo cliente, cerchi di trarre il massimo profitto possibile dalla sua discussa attività di import-escort, tutto sommato - benché penoso - è umanamente comprensibile. Ognuno vende ciò che ha.
Che i signori della notizia, dai colleghi dell’Espresso con le loro copertine-D’Addario a quelli di Repubblica con le loro paginate-D’Addario, da Michele Santoro a Gad Lerner, tutti patetici custodi dell’ortodossia moralista, maestri nel trasformare una donna più furba che vittima in un’icona del post-femminismo, si mettano a inseguire i punti di share o le copie vendute lucrando sul corpo della ragassa e facendo finta di parlare di corpi e potere, questo a conti fatti - oltreché penoso - è giornalisticamente ipocrita. Tanto più che nessuno dei suddetti giornalisti ha mai approfittato della signora per rivolgerle una domanda semplice, ma cruciale: perché e per conto di chi ha pianificato e attuato un ricatto di Stato, trappola e registratore inclusi?
È chiaro a tutti che la signorina Patrizia D’Addario sulla sua vicenda ci stia marciando, e parecchio. Non trasformiamo una professionista in una moralista. Le «ospitate» televisive per promuovere il nuovo libro - non a caso dette marchette - sono solo l’aspetto più eclatante di una donna in vendita in tutti i sensi. Né più né meno dei vari Michele Santoro e Gad Lerner, bravissimi a elevare la signorina D’Addario a eroina del femminismo, a simbolo della «donna tradita», a esempio della «prostituta che è più donna di tutte le donne» e ancora più bravi a sfruttarla in termini di ascolti. Del resto la parola «ipocrisia», dal greco ypòkrisis che significa simulazione, in origine indicava proprio la finzione dell’ypokritès, l’attore, ossia i protagonisti dello spettacolo. Quale sembra essere, a volte, certo giornalismo.