E Levanto toglie la parola all’onorevole

Bornacin (An) non può intervenire all’incontro sull’ospedale a rischio

Per essere là, ha fatto 200 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno. Era uno dei pochi deputati presenti e ha ascoltato che qualcuno leggesse i discorsi spediti da suoi colleghi assenti. Sarebbe stato anche disposto ad ascoltare in silenzio se fosse stata data voce a un esponente per partito, ma alla fine ha chiesto la parola per ribattere alla valanga di autogiustificazioni che gli amministratori di sinistra si rovesciavano addosso. Giorno Bornacin, onorevole di Alleanza nazionale, è stato però zittito, non gli è stato concesso il diritto di parlare all’assemblea pubblica organizzata per discutere della chiusura dell’ospedale di Levanto. «Non sono neppure stato citato come deputato presente - fa notare Bornacin -. Il problema è che avevano paura di sentir dire la verità. Gianni Plinio, nostro capogruppo in Regione, li aveva smascherati ricordando che in via Fieschi la sinistra aveva bocciato con i suoi 22 voti l’ordine del giorno che chiedeva di salvare l’ospedale. E Giacomo Gatti aveva chiesto che almeno venisse messo un paletto, e cioè che si sarebbe potuto discutere di tutto ma non della chiusura della struttura».
Bornacin attacca senza mezze misure. All’assemblea pubblica erano presenti molti cittadini. «Sì, ma nessuno è stato concesso di parlare - incalza -. È stato dato spazio ad associazioni, consiglieri, politici, addirittura è stato letto un discorso di una ex deputata Ds non eletta da diverse legislature. Tutti invitati (o presenti per corrispondenza) per una sceneggiata che servisse a giustificare la scelta assurda della sinistra di chiudere un ospedale indispensabile. C’era il sindaco di Levanto Maurizio Moggia, che ha detto di essersi autosospeso per protesta dal partito ma poi mi risulta che sia attivissimo come volontario alla Festa dell’Unità». Molti applausi in realtà sono stati incassati proprio da Gatti e Plinio e questo potrebbe aver convinto gli organizzatori a non concedere anche spazio a Giorgio Bornacin. «Avrei semplicemente detto che l’ospedale doveva restare almeno con servizi quali la medicina generale, la radiologia, le analisi, perché è l’unico presidio in quella zona, che serve anche le Cinque Terre - conclude l’onorevole di An -. E certo non avrei evitato di far notare come il parlamentare spezzino dei Ds, Lorenzo Forcieri, fosse contrario a mettere quel “paletto” che chiedeva Giacomo Gatti per salvare l’ospedale. E anche che un sindacalista ha sostenuto la necessità di trasformare quella di Levante in una struttura per pazienti “post acuti”, che è la frase mascherata per dire che si intende trasformare un ospedale in residenza per anziai». Ma quando la verità è troppo dolorosa, a voglia è meglio non sentirla.