E la Lewinsky distrasse Bill: smarriti i codici sul nucleare

In un libro un generale americano racconta il giorno dopo lo scandalo e l'amnesia di Clinton. L'allora presidente degli Stati Uniti non riusciva a trovare il "biscotto", i numeri per l'attivazione delle armi nucleari. Un altro militare racconta di un episodio simile, ma le date non coincidono

La scrivania di Bill Clinton, nello studio ovale, era piena di carte, di appunti, di fotografie. Ma il presidente non riusciva a trovare quel documento decisivo, quello sul quale stavano scritti i codici per l’attivazione delle armi nucleari, mica la ricevuta della lavanderia. Ho scritto lavanderia? Qualunque riferimento è puramente voluto. Parliamone. Secondo il memoriale di Hugh Shelton, generale dell’esercito degli Stati Uniti di America, presente in Vietnam e nella guerra del Golfo, per quattro anni capo di stato maggiore, il fatto accadde precisamente il giorno successivo allo scandalo di Monica Lewinsky. Shelton, che ha sessantotto anni ed è in pensione, ha scritto un libro con questo titolo: Senza esitazioni, l’odissea di un combattente americano. Il generale, senza esitazione alcuna, ricorda quell’episodio, entra nei dettagli, l’arrivo nella residenza presidenziale, la valigetta detta «palla da football» al cui interno c’era la serie di numeri necessari per attivare le armi nucleari. Ma era necessario aggiornare i dati, soltanto il presidente era in possesso della carta sulla quale erano scritti i nuovi codici, in gergo la chiamano «biscotto», soltanto Clinton poteva detenere il biscotto, soltanto lui avrebbe potuto riportare la serenità nello staff che si occupa della sicurezza del Paese e dello stesso presidente. Ma Bill Clinton cominciò ad aprire cassetti, a rovistare tra i fogli, le fotografie, i documenti, niente, il biscotto non veniva fuori, quel pezzo di carta era scomparso, chissà dove, forse in un cestino, forse in una borsa, una borsetta. Clinton fece uno sforzo, di memoria, provò a ricordare di avere forse nascosto quei documenti al piano superiore, salì insieme con il generale, nuova ricerca vana, nuovo risultato negativo, la situazione non si sbloccava e il presidente dava segni di insofferenza, di stanchezza e di nervosismo. In quelle ore, anzi il giorno prima, gli americani avevano saputo e letto, nei minimi particolari, che Clinton aveva utilizzato lo studio ovale, con la «v», non soltanto per le riunioni strategiche, diplomatiche e politiche ma anche per qualche meeting personale, molto privato, direi intimo, uno, più di uno, di questi con la stagista Lewinsky Monica, non bellissima ma assai preparata.
L’America, dunque, rischiò di restare in ginocchio a causa di quella vicenda hard, la notte non portò consiglio ma scompiglio anche tra le carte del presidente. Il generale Shelton, abituato ad affrontare il nemico, al buio della foresta o nella luce deserto, intuì dopo alcuni secondi che il Suo Presidente era ormai senza protezione, riprese la valigetta, ringraziò sull’attenti Bill lo smarrito, come erano smarriti i codici, tornò al proprio domicilio sperando che in quelle ore il mondo e l’America non dovessero improvvisamente difendersi da un attacco nucleare. Ma le memorie di Shelton hanno un precedente, perché un altro militare, il colonnello Robert Patterson, nel 2003, aveva denunciato, in un libro su Clinton, Fuga dal dovere, un episodio analogo. La stessa dinamica, la stessa valigetta, la stessa palla da football, lo stesso biscotto, lo stesso presidente anche se le date non coincidono, Shelton parla del 2000, Patterson del 1998. L’affaire Clinton-Lewinsky si sviluppò dal ’95 al ’98, con qualche scoria fino al 2000 ma la testimonianza riportata da Shelton parla proprio del giorno successivo allo scandalo. Ma non si deve trascurare un altro episodio sempre sullo stessa tema, il biscotto smarrito. Fu Jimmy Carter, trentanovesimo presidente degli Stati Uniti dal 1977 al 1981, a smarrire il documento nucleare. Non si ha notizia di perfomance sessuali di Carter ma la cosa buffa fu che il presidente aveva infilato il biscotto nella tasca della giacca e qualcuno aveva spedito l’abito in lavanderia. Ci risiamo, l’America e il mondo sull’orlo della guerra atomica e il nostro destino in tintoria.