E la Liguria rischia di deragliare sul Terzo valico

La Regione ha approvato la nuova linea Genova-Milano ma Rifondazione comunista e ambientalisti promettono battaglia

Paola Setti

da Genova

Le battute già si sprecano. La più azzeccata fa così: «Claudio Burlando deraglierà sui treni, in fondo è stato ministro ai Trasporti, no?». Perché sui binari dell’alta velocità si gioca il futuro della giunta regionale ligure, invero in bilico da un po’ e su tutto, dall’aumento delle tasse che ha fratturato i rapporti con Rifondazione comunista alla pillola abortiva che è costata la condanna dell’Arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone e la scomunica del capogruppo della Margherita Claudio Gustavino, invitato a non prendere più la Comunione.
Tutto si gioca in queste ore. La giunta ha appena dato il via libera al «Terzo valico». Rifondazione però ha espresso voto contrario, il primo in nove mesi di legislatura. Dice il presidente Burlando che non cambia nulla: «Ognuno ha le proprie obiezioni di coscienza, dalle pillole abortive alle gallerie. Discutere è sano, l’importante è non paralizzare i lavori della Regione». Ma il punto è proprio questo. Replica infatti Giacomo Conti il segretario ligure di Rifondazione che «nel programma elettorale c’è scritto che sulle grandi opere ci deve essere un confronto preventivo con le popolazioni interessate. Quel confronto non c’è stato». Tradotto, significa che il Prc non farà nulla per placare gli animi già accesi all’urlo di: «Sarà una Val di Susa 2», con ambientalisti, comitati di cittadini e centri sociali decisi a bloccare i cantieri.
Venerdì prossimo c’è la resa dei conti in maggioranza. Giovedì Conti volerà a Roma per un seminario sulla sinistra europea. Ci sarà anche Bertinotti e dicono i bene informati che sarà l’occasione per dirgli che no, avanti così non si va più. Conti nega: «Parleremo di liste elettorali». Ma non nega la crisi e infatti avverte: «Manca una figura che coalizzi la maggioranza, manca il dialogo sulle decisioni. Sia chiaro che non accetteremo più atti di fiducia su alcunché». È la manovra fiscale che brucia ancora. Il Prc pensava di votare un’aumento delle addizionali Irpef per scaglioni, salvaguardando così le fasce più deboli. Si è invece accorto di aver approvato un incremento sull’intero imponibile, cioè una stangata soprattutto per chi guadagna mille euro al mese. Quella volta Burlando pose la fiducia, azzerando in un sol colpo (basso) tre giorni e tre notti di ostruzionismo del centrodestra. Che non si sogni di replicare, il presidente, tanto più adesso che in discussione c’è la legge sulla scuola. La giunta ha appena stanziato un milione e 300mila euro per i buoni scuola, quelli che la giunta Biasotti istituì a favore delle famiglie che scelgono gli istituti privati. La Margherita si è già espressa: i buoni scuola non si toccano, ha scandito il segretario ligure Rosario Monteleone. I comunisti vanno all’attacco: «Per le private non ci deve essere un solo euro, tutte le risorse devono andare al pubblico».
Il nodo è politico e non riguarda solo i tormentati rapporti fra l’anima di sinistra e quella di centro. Dice il Prc che «è in atto una manovra per spostare al centrodestra l’asse della coalizione e per modificarne i confini». Qui la minaccia è chiara: «O questo tentativo si ferma immediatamente o si torna alle urne». Il problema è che Burlando in campagna elettorale fece incetta dello scibile. Il miracolo fu convincere alla corsa unitaria Rifondazione e Gente della Liguria, la lista capeggiata dallo stesso Burlando ma che schiera come centravanti Giovanni Battista Pittaluga, attuale assessore al Bilancio ed ex della giunta di centrodestra. Loro c’erano stati, ognuno convinto che poi ai tavoli decisionali avrebbe avuto più forza degli altri per imporsi. Ora valli a mettere d’accordo. La maggioranza di centrosinistra si è spaccata su tutto. Era già stata lancinante la partita sulla Ru 486, con Udeur e Gente della Liguria contro tutti e la Margherita a pezzi. E adesso s’incendia l’alta velocità Genova-Milano.