E Lippi finge di non essere felice: "Né soddisfatto, né pensieroso"

Quando il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete restituisce la Coppa del Mondo al numero uno della Fifa Blatter, l’Italia non conosce ancora le prime tappe del suo Mondiale sudafricano. «È difficile riconsegnare questa Coppa, ma faremo di tutto per riprendercela», dirà con il sorriso Abete. Poi la mano fortunata del mezzofondista etiope Gebrselassie e quella delicata della bellissima Charlize Theron faranno tirare un sospiro di sollievo alla delegazione azzurra. Un girone agevole, specie se confrontato con quello di Germania 2006. Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia accompagneranno i nostri primi dieci giorni sudafricani, non proprio un inizio da far tremare vene e polsi. «Non sono né pensieroso né soddisfatto - il commento del ct azzurro Marcello Lippi - bisogna essere realisti, verificare valore e caratteristiche delle avversarie e prepararci ad affrontarle. Un avversario diventa difficile nella misura in cui lo consideri facile».
Poi entra nel dettaglio: «Il Paraguay per due anni ha dominato il girone sudamericano prima di essere superato dal Brasile. Anche la Slovacchia ha fatto molto bene, ha eliminato squadre importanti, è cresciuta molto e ha calciatori che giocano anche da noi. Ora ci prepariamo, studieremo queste squadre e poi le affronteremo. Tutte le avversarie sono temibili, poi diamo un’occhiatina anche agli ottavi e ai quarti». Dove il grado di difficoltà aumenterà. «Tutte le teste di serie possono vincere il proprio girone - sottolinea ancora il ct viareggino -. Nei quarti potrebbe capitare qualcuno di molto importante, se ci arriveremo. Ma non penso agli altri gironi, penso al nostro. Sono collettivi che hanno dimostrato grande valore, bisogna affrontarli con la massima attenzione e considerazione».
Lippi aveva trascorso l’immediata vigilia del sorteggio con il presidente Abete al Capo di Buona Speranza, davanti al mare che insieme al calcio è la sua grande passione. E proprio a livello del mare comincerà il suo secondo Mondiale. «Quanto siamo lontani da Berlino? Bisogna giocare e poi potremo verificarlo...». «Speriamo di andare avanti, se riuscissimo a vincere il girone avremmo una partita a Pretoria e poi di nuovo a Johannesubrg - spiega il presidente della Figc Abete -. Ma questa è la logica dei «se» e dei «ma», abbiamo un girone alla nostra portata e un incrocio difficile ai quarti».
E i nostri avversari? «Non vorrei vedere Totti in campo, si faccia una buona vacanza», dice il vice ct della Nuova Zelanda Brian Turner. Dovrà aspettare marzo, come ha specificato Lippi a proposito della convocazione del romanista, per sapere se il suo desiderio si avvererà. Intanto sottolinea che «quella sfida prima della Confederation Cup con l’Italia fu fondamentale per avere fiducia nei nostri mezzi. Il gioco degli All Whites? Palla lunga e pedalare, stile inglese». L’argentino Martino, ct del Paraguay, parla di «debutto difficile con gli azzurri, ma di girone abbastanza accessibile, daremo battaglia». E un consiglio arriva anche da Cesare Maldini, alla guida del Paraguay nel Mondiale 2002: «Una squadra tosta, con i piedi sudamericani e l’anima europea, una vera e propria multinazionale del calcio. E attenti a Santa Cruz». Dello stesso avviso il ct del Brasile Dunga: «Italia, occhio al Paraguay». «Sfida emozionante, speriamo di passare noi e l’Italia», l’augurio dello slovacco del Napoli Hamsik. «È un buon gruppo, ma restiamo con i piedi per terra, l’Italia é la favorita», così il ct Weiss.
La federazione dovrà ora sciogliere i nodi legati agli aspetti logistici e organizzativi della missione. Già confermati il ritiro premondiale agli oltre 2000 metri del Sestriere e l’amichevole del 3 marzo (Camerun), oggi Lippi sarà nell’altopiano del Gauteng (1600 metri) tra Pretoria e Johannesburg per il «testa a testa» con gli Usa che hanno opzionato l’hotel Irene Country Lodge, quartier generale azzurro durante la Confederations Cup. L’alternativa è il Leriba Lodge di Centurion per il quale non c’è più la concorrenza dell’Argentina. Per gli allenamenti verrà comunque confermato il Southdowns College, ex campo di cricket che l’Italia ha reso agibile al calcio nella primavera scorsa spendendo 100mila euro. «Avevamo già scelto a prescindere dall’esito del sorteggio», sottolinea Abete. E il debutto in pianura a Città del Capo? «Prepararsi per giocare in altitudine non significa avere dei problemi a livello del mare. I problemi saranno legati alla nostra qualità, alla nostra voglia e a quelle dell’avversario». Prima, però, il tormentone convocazioni. «Aspetto delle liste e poi le prenderò in considerazione...», scherza il ct. Evidentemente di buon umore.