E Loiero sceglie un indagato come braccio destro

CALABRIA Il Governatore ha nominato suo capo di gabinetto l’ex presidente della provincia di Vibo

La magistratura lo indaga e Agazio Loiero lo nomina capo di gabinetto. Il governatore della Calabria non ha perso tempo, e lo stesso giorno in cui la procura di Vibo Valentia invia un avviso di garanzia a Ottavio Bruni, ex presidente della provincia omonima, Loiero lo piazza sulla prestigiosa poltrona tralasciando il fatto che l’indagine riguarda l’alluvione di Vibo del luglio 2006 che sconquassò la città provocando tre morti. A Bruni si contesta l’inondazione colposa, il danneggiamento colposo e l’omissione di atti d’ufficio. I fatti addebitati a Bruni, secondo i pubblici ministeri calabresi, sarebbero stati il prodotto di «negligenza e imperizia» per non aver messo in sicurezza le reti infrastrutturali nei punti di criticità individuati dal Piano per l’assetto idrogeologico e per non aver designato il funzionario responsabile. Un connubio indissolubile, quello fra Loiero e il fedelissimo capo di gabinetto. Dopo aver terminato il suo incarico alla provincia, Bruni viene nominato sottosegretario alla presidenza della Regione Calabria, ma è costretto a dimettersi in seguito a un episodio inquietante. Sua figlia Francesca, infatti, seppur mai indagata finisce invischiata nella caccia che le forze dell’ordine hanno intensificato per catturare un superlatitante della ’ndrangheta: una mattina, infatti, la ragazza viene trovata in compagnia della primula calabrese, Francesco Fortuna, considerato dai carabinieri un affiliato alla cosca Bonavota di Sant’Onofrio. Nella villa dove il fuggitivo si era nascosto insieme alla figlia del politico, vengono rinvenuti un kalashnikov, un revolver calibro 357, una carabina Winchester, un fucile a pompa a canna corta, un fucile calibro 12 semiautomatico, un migliaio di munizioni e un lampeggiante in dotazione alla forze di polizia. Bruni, sotto pressione, è costretto a dare le dimissioni. Ma Loiero non molla e nel marzo scorso lo nomina presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale, lo stesso organo che, dopo la proroga dello stato d’emergenza per l’alluvione e per volontà dello stesso governatore, andrà a gestire parte dei finanziamenti. Così Bruni, per volontà di Loiero, gestirà i soldi per l'alluvione di Vibo nonostante sia indagato nella medesima inchiesta. «Ciò che potrebbe apparire condivisibile - osserva Angela Napoli, parlamentare Pdl, componente della Commissione antimafia - appare ora incredibile, visto che il neocapo di gabinetto è stato anche rinviato a giudizio con l’accusa di abuso d'ufficio per reati commessi durante il suo incarico di ex presidente dell’amministrazione provinciale». Ma c’è di più. Nel 2005 la giunta provinciale di Vibo dà il via libera per un viaggio a Toronto allo scopo di pubblicizzare il turismo del Vibonese. Alla trasferta partecipa un «consigliere giuridico», Patrizia Pasquin, ex presidente della sezione civile del tribunale di Vibo, arrestata poco tempo dopo e rinviata a giudizio. La Pasquin, secondo l’accusa, avrebbe messo in piedi una serie di falsi per ottenere un finanziamento pubblico per la costruzione di un villaggio turistico. Ma parte dei fondi - sempre secondo gli inquirenti - sarebbe finita nelle tasche della cosca Mancuso di Limbadi, una delle più potenti della Calabria, decimata dall’operazione antimafia «Dynasty». Bruni, da presidente, fece costituire l’ente parte civile proprio al processo Dynasty. Il suo assessore al Turismo, Giovanni Vecchio, prima delle dimissioni, era l’avvocato che difendeva Luigi, Pantaleone e Antonio Mancuso nello stesso procedimento.
GMC-LuRo