E Londra presenta il conto al Mossad

Intollerabile. La dichiarazione di guerra è racchiusa in quella parola, semplice ed inflessibile. Intollerabile falsificare i passaporti di un alleato. Intollerabile usarli per un’operazione clandestina in un altro Paese. Intollerabile sfruttarli come copertura per uccidere un dirigente di Hamas. In quell’intollerabile ripetuto dal Segretario agli Esteri David Miliband davanti alla Camera dei Comuni risuona tutta l’indignazione per la falsificazione di 15 passaporti britannici utilizzati dal Mossad per uccidere un capo di Hamas in un albergo di Dubai. Ma in quell’«intollerabile» - seguito dalla promessa d’espulsione per rappresaglia di un diplomatico israeliano responsabile della cellula londinese del Mossad - si cela tutta la complessità del rapporto tra Gran Bretagna e Israele.
Un rapporto già turbato dall’embargo sui prodotti alimentari delle colonie israeliane e dai mandati di cattura della magistratura di Sua Maestà ai danni di esponenti del governo o dell’esercito israeliano in arrivo a Londra. Ma stavolta è peggio. Stavolta la voglia di rappresaglia di Miliband, che prima convoca l’ambasciatore d’Israele al ministero degli esteri e poi corre alla camera dei Comuni per annunciare l’imminente ritorsione, ha pochi precedenti. E forse anche altre finalità. Ieri era, senza dubbio, il giorno giusto per colpire duro. Ieri sera il premier israeliano Bibì Netanyahu era atteso alla Casa Bianca per discutere il nodo dei nuovi negoziati con i palestinesi richiesti dal Quartetto diplomatico e per chiudere il contenzioso sugli insediamenti nella zona Est di Gerusalemme. Ma ieri era anche il giorno in cui il segretario agli esteri David Miliband era atteso all’inaugurazione della nuova sede diplomatica israeliana nell’elegante quartiere londinese di Kensington.
Era il giorno perfetto, insomma, per aprire una guerra diplomatica senza esclusione di colpi. Una guerra che rischia di lasciare il governo di Bibì ancor più isolato e spiazzato sulla scena internazionale. Una guerra che rischia di far rivivere a Netanyahu i giorni amari del lontano 1997 quando il fallito tentativo del Mossad di avvelenare il capo di Hamas Khaled Meshal si trasformò in un’umiliazione per lui e tutto il suo primo governo. Stavolta forse è anche peggio. Miliband poteva temporeggiare. Invece ha deciso di denunciare immediatamente l’“intollerabile” falsificazione di passaporti inglesi messa in atto tra i banconi dell’aeroporto di Tel Aviv, mentre alcuni cittadini britannici attendevano pazientemente di entrare in Israele. Certo le ragioni di forma imponevano di agire, ma si sa la forma in politica e in guerra non sempre conta. In fondo, si chiedono molti israeliani, che bisogno c’era di metterla giù così dura. Il morto, quel signor Mahmoud al-Mabhouh stecchito con un elettroshock cutaneo, non era solo un nemico d’Israele: era anche un capo militare di un’organizzazione come Hamas inserita nelle liste del terrorismo europee ed alleata degli iraniani.
Agli inglesi i dettagli dei traffici del signor Mahmoud - responsabile dei rapporti con i pasdaran e del traffico di armi verso Gaza - stavolta non interessano. A Londra stavolta interessano molto di più i rapporti con Washington. E così quei 15 passaporti clonati, quella morte in un hotel di Dubai s’inseriscono in un contenzioso assai più ampio. Il contenzioso con un governo israeliano poco disponibile a scendere a patti. Il fastidio di un esecutivo considerato un intralcio alla diplomazia internazionale. L’impiccio di un governo a cui a Londra e Washington hanno deciso di presentare il conto.