E l'opposizione riapre la caccia a Silvio

La polemica sul Cavaliere è una manna per Pd&C in vista del voto di fiducia. Rutelli: "Chiarisca col Copasir"

La caccia è aperta, anche se nello sputtanamento galattico di leader e nazioni, se guardiamo nel giardino di casa nostra e delle residenze del premier, ci accorgiamo di essere in un circolo vizioso in piena regola.

I diplomatici americani residenti in Italia leggono i giornali e le cronache che si stampano in Italia, con le arcinote rivelazioni di squillo e conseguenti scenari giornalistici tra eros e corruzione da fine impero. Normale che da quella lettura (per tre quarti anti-Cav) si facciano un’idea truce delle folli notti del premier, e che magari poi la trascrivano nel report per il capo a Washington. Col risultato - sorprendente e inquietante - che, di fatto, quel che racconta una escort finisce sul tavolo del Dipartimento di Stato americano, con la gentile collaborazione della stampa italiana. L’intelligence americana, insomma, come eco dei racconti a luci rosse di Repubblica, attentamente letti - e questa è una notizia - nelle ambasciate Usa.
Ma quel che importa è soprattutto altro. È che grazie all’allampanato Assange, la composita truppa che in vista del 14 dicembre punta a far fuori il Cav, ha trovato nuovo vento per le sue vele. O almeno così sembra, perché con questo genere di materiali di solito si assiste al doppio canale: verità imbarazzanti e da chiarire se riguardano altri, pseudo-notizie e solo veleni immondi se toccano noi (e pare che qualcosa su D’Alema e company potrebbe uscire dai file).

Però nel clima elettrizzato dei giorni che avvicinano alla fatidica prova di fiducia (e quasi in simultanea, al pronunciamento della Consulta sul legittimo impedimento), ogni folata è buona per attaccare, e Wikileaks ne sta fornendo di ottime. Perciò Bersani, già galvanizzato dalla salita sul tetto, ha stappato il miglior lambrusco per brindare ai file di Assange. Berlusconi sorride alle note della diplomatica Usa? «C’è poco da ridere – risponde Bersani, cogliendo la palla al balzo – quel che emerge conferma in modo inequivocabile che il presidente del Consiglio con il suo comportamento e con le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell’Italia nel mondo, con grave danno per il paese». E quindi? «Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che occorre una svolta, che bisogna voltare pagina», e che dunque i deputati e senatori capiscano l’antifona e facciano mancare la fiducia tra due settimane.

Il ministro Frattini, che su questa faccenda ha l’aria di saperla più lunga degli altri, avverte: «Non credo affatto che convenga al Pd speculare». Ma l’Idv, ovviamente scatenato, replica con il solito stile british: «Il ministro non ha il senso del ridicolo ed evoca la Spectre». Rutelli, che con la sua Api è uno di quelli che hanno prenotato un posto al tavolo del governo tecnico, chiama Berlusconi al Copasir. E i finiani non saltano sul carro? Ci mancherebbe, ecco il siculo Briguglio, uno di quelli più anti-Cav, che la butta sulla geopolitica: «I vertici troppo frequenti fra Berlusconi e Putin, fra Berlusconi e Gheddafi molto più frequenti degli incontri con gli alleati e con gli Usa costituiscono un’ anomalia». Che il premier italiano abbia un rapporto di collaborazione molto stretto con Putin e con Gheddafi è cosa talmente banale da notare (come rileva Emma Bonino), che la vera domanda riguarda piuttosto la qualità del reporting fatto dalle diplomazie americane.

Altra cosa è speculare, come hanno fatto i finiani, su presunte e fantasiose attenzioni da parte di Washington verso Fini e Fli. Forse, finita la bufera della novità, le «bombe» si riveleranno «palloncini», come prevede Edward Luttwak, uno che di intelligence e di dossier Usa sull’Italia se ne intende. Ma che importa per l’opposizione al Cav, tra balle e palloncini, basta tirare ancora un po’ e vedere l’effetto che fa.