E l'Ordine dei giornalisti fa il processo a Belpietro

Milano - Prima il Garante, poi l’Ordine dei giornalisti della Lombardia: ora sotto processo è il direttore del Giornale Maurizio Belpietro. Un procedimento disciplinare, naturalmente; Belpietro nel mettere in pagina mercoledì i servizi sul caso Sircana avrebbe violato in un colpo solo non una ma due norme: la carta dei doveri dei giornalisti e la legge sulla privacy. «Si tratta - precisa il Presidente dell’Ordine lombardo Franco Abruzzo - del corrispettivo di un avviso giudiziario. Adesso Belpietro avrà il tempo di consegnare al Consiglio la sua memoria difensiva e poi il Consiglio deciderà se aprire il procedimento disciplinare o archiviarlo».

Il direttore del Giornale replica scegliendo il registro dell’ironia: «Prendo atto che l’Ordine, quando c’è da inquisirmi, è più lesto di una lepre o, forse, di un coniglio». Lo stesso Belpietro legge poi alle agenzie di stampa il testo dell’Ordine: «Mi accusano di aver reso pubblico il nome dell’onorevole Silvio Sircana come persona coinvolta in una storia da marciapiede. In verità Sircana, come emerge dalle intercettazioni, era al centro di un progetto di estorsione a opera di due fotografi ma è vittima e non protagonista del fatto penale. Sircana è stato esposto dal Giornale a gravi danni mediatici». Fin qui la contestazione.

Gianfranco Fini si dice «indignato e solidale con Belpietro». Daniela Santanchè definisce «sconcertante» la mossa dell’Ordine e Bobo Maroni, pure tirato in ballo a Potenza, è fra i primi a telefonare al direttore: «Come già avvenuto in passato, Belpietro dimostra di essere una voce libera che antepone il diritto all’informazione del lettore anche alla convenienza politica». Il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai Mario Landolfi va anche oltre: «Siamo al teatro dell’assurdo: si colpisce Belpietro reo di aver pubblicato una notizia. È tempo di abrogare l’Ordine dei giornalisti. In Parlamento dovrebbe esserci una proposta di legge in tal senso. Approviamola subito».

Sta con Belpietro Renato Brunetta e Maurizio Gasparri dichiara: «La notifica al direttore del Giornale di un avviso disciplinare è sconcertante dopo che si è assistito per anni alla pubblicazione di tutto e del contrario di tutto. Mi resta il sospetto che si voglia intervenire per ragioni politiche e non deontologiche». Dall’altra parte dell’emiciclo, il Giornale e il suo timoniere incassano la solidarietà di Sandro Curzi, voce storica della sinistra e consigliere d’amministrazione Rai. Curzi ammette di partire da molto lontano: «Alcune campagne e una certa titolazione del Giornale, quando ispirate a evidenti finalità politiche, mi sono apparse francamente indecorose (dal caso Mitrokhin alla prima pagina su Sircana)». Ma poi Curzi accorcia la distanza fino ad annullarla: «Il giornalista ha il diritto e prima ancora il dovere di pubblicare tutto ciò che viene a sapere su determinati episodi, specie se riguardano persone e funzioni istituzionali, e se servono a mettere a fuoco realtà, pratiche e costumi diffusi nella società italiana. Il divieto del Garante e l’avviso a Belpietro sono due fatti che non possono non preoccupare molto quanti hanno a cuore la libertà di stampa e sanno quanto essa sia importante per la vita democratica di un Paese».

Mario Borghezio se la prende infine con il quotidiano della Margherita Europa che ha sobriamente titolato: «Belpietro, che schifo». «Avvisare nello stile delle coppole storte - afferma l’europarlamentare leghista - significa non aver capito che Belpietro è una persona pulita e per questo può permettersi la libertà di dirigere un giornale libero».