E lui rivoluziona la legge sul lavoro

Sarkozy non figurerà granché in mutande al mare accanto a Carla Bruni eppure, malgrado le gambette corte, ce l'ha fatta un'altra volta. Venerdì a tarda sera gli è riuscito, dopo quattro mesi d'incerti negoziati, e contro le previsioni, di ottenere la sua flex-sécurité. I sindacati hanno detto sì agli imprenditori per facilitare assunzioni, ma anche licenziamenti. In cambio hanno ottenuto dal governo di Parigi di elevare la protezione dei lavoratori nei periodi di disoccupazione. Un'altra vittoria della tenacia del nostro, virtù che non richiede saltatori in alto, ma passi decisi e continui. Così mentre ancora qui in Italia si spettegolava ecco Sarkozy t'infila un altro successo. Con abilità già aveva aggirato le 35 ore, smontandole, ottenendo che si pagassero anche il doppio le ore lavorate in più. Adesso aggira i veti dei sindacati, spendendosi per il modello danese, tradotto in francese con un nome che certo a noi sembra quello di un materasso. Comunque sia, anche da questo suo badare solo alla sostanza avremo da imparare.
L'accordo ottiene quella «rottura convenzionale», che farebbe bene pure a noi italiani, vinti dalla mania delle liti tribunalizie e delle ripicche più inutili. L'accordo francese infatti introduce un'altra possibilità nei rapporti di lavoro oltre al licenziamento e alle dimissioni. Permette la separazione del lavoratore, e del suo datore di lavoro, per reciproco consenso, al quale basta la sanzione del direttore provinciale dell'ufficio del lavoro. Dopo quindici giorni diventa valido, senza giudici, trafile in tribunale. Altro conforto: quelle collaborazioni in Italia tormentate dalle furie dei nostalgici comunisti, quindi dalle tasse del povero Prodi, sono estese, per tecnici e dirigenti, alla durata di 18 e 36 mesi. E, ad aggravare l'ulcera dei dilettanti che ci governano e rimpiangono il lavoro coatto sovietico, l'accordo allunga pure il periodo di prova. Insomma al di là delle Alpi c'è un mondo altro dal nostro, che il Primo ministro Fillon compensa per la maggiore flessibilità con ben 25 miliardi di euro per sostenere il potere d'acquisto.
Insomma, altro che il gioco di prestigio dei nostri tesoretti, il governo francese fa un suo accordo vero. Certo la Francia non darà ai disoccupati quelle indennità così generose che si danno in Danimarca. Dove però si perdono, se non si accetta, dopo un anno, un nuovo lavoro. Ma neppure la pressione fiscale è così alta come quella danese. E con questo accordo la Francia si avvicina al principio nordico di responsabilità, per cui si lascia assumere e licenziare con meno turbamenti. Quanto a noi, non ci resta da sperare che la Francia ci annetta, o ci invada.
Geminello Alvi