E-mail diffamatorie: la Cassazione dà torto al padre di Striscia la notizia

Da un internet point erano state spedite due mail dffamatorie alla casella postale del Gabibbo. Ricci aveva chiamato in causa la titolare del negozio per omesso controllo

Roma - La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato dal padre di "Striscia la notizia" Antonio Ricci. L'autore televisivo chiedeva che venisse dichiarata la responsabilità della titolare di un internet point di Perugia per aver omesso di controllare l’invio di due e-mail di contenuto diffamatorio indirizzate alla casella di posta elettronica del Gabibbo.

E-mail diffamatorie Secondo la Suprema Corte (quinta Sezione penale sentenza 6046) quand’anche il titolare dell’internet point "avesse provveduto a identificare l’utilizzatore" del pc, cosa per altro prevista dalla legge, in ogni caso "non avrebbe mai potuto impedire l’invio delle e-mail di contenuto diffamatorio, non avendo egli alcun potere di controllarne il contenuto".

Il ricorso di Ricci Già la Corte d’Appello di Perugia, nel gennaio scorso, aveva assolto la titolare del punto internet di Perugia dal reato di diffamazione. Inutilmente Antonio Ricci si è rivolto alla Cassazione lamentando l’erronea interpretazione della legge penale in relazione alla "insussistenza dell’elemento soggettivo anche nella forma del dolo eventuale".

Nessuna responsabilità  Piazza Cavour, bocciando la protesta, ha sottolineato che "il gestore di un internet point non può nemmeno essere ritenuto responsabile sotto il profilo del dolo eventuale" perché gli è impedito di prendere visione del contenuto della comunicazione inviata infatti, annota ancora la Suprema Corte, "il reato si sarebbe ugualmente verificato anche se il gestore avesse annotato le generalità dell’utilizzatore del terminale per l’invio della posta elettronica". Per effetto della inammissibilità del ricorso, il padre di Striscia la notizia oltre a pagamento delle spese processuali, è stato condannato a mille euro in favore della Cassa delle ammende.

Il legale In relazione ai lanci d’agenzia aventi per oggetto la pronuncia della Cassazione in ordine al ricorso presentato da Antonio Ricci, l’avvocato Salvatore Pino, difensore dell’ideatore di "Striscia la Notizia" rileva come la sentenza della Suprema Corte abbia introdotto un principio singolare perché, vanificando l’obbligo di identificazione degli utenti posto a carico dei gestori degli internet point, di fatto consente l’accesso in forma anonima ad internet. Tale pronuncia omette infatti di considerare l’importante valore preventivo dell’obbligo di identificazione, permettendo a chiunque acceda ad internet da una postazione pubblica di agire illecitamente, minacciando addirittura di morte, il tutto nella certezza dell’anonimato.