E Mancini ha trovato il colpevole: il caldo

Il tecnico interista se la prende con l'orario d'inizio delle partite: "Non si può giocare con queste temperature, ma abbiamo sbagliato troppe occasioni. E Suazo..."

Milano - Maledetto caldo, maledetta umidità, maledette le partite pomeridiane giocate quando giocatori, dirigenti e soprattutto tifosi dovrebbero starsene nel refrigerio delle proprie abitazioni. Maledetto 1 a 1 con l’Udinese, che per Roberto Mancini non è la fine del mondo, ma non gli va giù nemmeno un po’. Ma andiamo per ordine.

Maldetto caldo. «Non si può giocare a queste temperature (31°) e con questo tasso di umidità (70%). Secondo me ad agosto e a settembre le partite non andrebbero giocate alle 15, ma alle 18 o alle 20 – spiega Mancini -. In inverno invece c'è il problema contrario: si continua a giocare alle 20.30 con i campi ghiacciati...». Gli risponde a stretto giro di posta Adriano Galliani: «C’è gente (leggi televisioni, ndr) che paga fior di quattrini per avere partite giocate a queste ore».

Maledetta lentezza. «Per la struttura fisica di molti giocatori – spiega il tecnico campione d’Italia - la squadra impiega più tempo degli altri a entrare in condizione. Poi, bisogna considerare che diversi elementi sono rientrati da poco: siamo ancora lenti, imbastiti». Sposa la valutazione anche il tecnico dell’Udinese, Pasquale Marino: «L’Inter è una squadra molto fisica e di conseguenza stenta un po’ all’inizio. Questo significa che hanno fatto una buona preparazione».

Maledetta imprecisione. «Nella prima parte della gara abbiamo fatto molto bene - ha spiegato il tecnico nerazzurro - creando molte occasioni per chiudere la partita, ma le abbiamo fallite. Nel secondo tempo, poi, abbiamo pagato l’inferiorità numerica e un gol casuale. Le partite d’inizio stagione sono strane».

Maledetto rimbalzo. «Ci sono stati dei passi avanti – dice Dejan Stankovic, autore del gol del vantaggio -. Sono convinto che senza l'espulsione avremmo potuto controllare la gara fino alla fine». «Sono cose che capitano – dice il tecnico -: basta un rimbalzo maligno».

Maledetti infortuni. «Dopo quattro-cinque minuti Suazo ha smesso di giocare – racconta Mancini -. Ha preso probabilmente una botta alla schiena. È come se non fosse entrato». Non lo dice ma lo fa capire: Suazo poteva anche parlare.

Benvenuto Pelé. «È un giovane di grandi qualità – spiega Mancini -, centrocampista talentuoso, dal gran tiro: speriamo che sia come quello vero...». Il mercato? Finito, dice il presidente Massimo Moratti: «Arriva Pelè, ma la squadra non deve essere “disturbata” da altri grossi talenti».