E Mancini protesta togliendo l’auricolare davanti a Capello

Ha scosso la testa e si è tolto l’auricolare. Roberto Mancini ha protestato così, collegato da Cagliari sullo stesso schermo di Fabio Capello. Da una parte il tecnico - per ora - campione d’Italia, dall’altra l’allenatore dell’Inter che, con il collega, divide un’antipatia mai nascosta. Così quando Capello su Sky, alla domanda «Che valore ha questo scudetto?» con un «siamo stati in testa per 76 partite di seguito...», Mancini non ci sta: scuote la testa e abbandona l’auricolare. Lo riprenderà poi quando il rivale se n’è già andato: «È difficile fare un bilancio quando si giocavano i campionati truccati, anzi è impossibile. Ho letto di un arbitro che parlava di una partita del 2001, ora siamo nel 2006: figuratevi cosa posso pensare di tutto quello che è successo. È la cosa più grave che abbia mai sentito nella storia del calcio mondiale». Mancini chiaro lo era stato già alla vigilia dell’ultima giornata («Ci hanno preso per il culo»), ieri la chiosa: «Sono esterrefatto, non pensavo potesse esserci un'organizzazione dall'alto che controllava tutto. Adesso mi spiego anche gli attacchi di certi giornalisti alla Domenica sportiva, critiche mirate. Questa gente si deve vergognare, guardarsi allo specchio». Sui festeggiamenti juventini, l'allenatore dell'Inter non ha voluto infierire: «È giusto che i giocatori festeggino, ma non è che questa settimana non sia successo niente... anch'io ero tifoso della Juventus, da bambino e sino ai 15 anni, ma era una Juventus diversa». Come quella di domani, che forse non avrà più Capello. Lui, arrivato primo tra i sospetti, forse sostituirà quello arrivato terzo onestamente. L’ennesimo effetto speciale del calcio italiano.