E Marchionne spiega il futuro agli Agnelli

INVITATI L’ad e il presidente Montezemolo hanno illustrato i piani del Lingotto ai soci dell’«accomandita» di famiglia

C’era un’atmosfera diversa ieri alla cascina Luigina di Balocco, tra le risaie vercellesi, scelta come tappa del tour che i membri della famiglia Agnelli, presenti nell’accomandita, compiono ogni anno alla scoperta delle realtà industriali e di ricerca di Fiat. A Balocco ha sede il centro prove del gruppo torinese e sulla pista vengono periodicamente collaudati i prototipi dei futuri modelli. Qui, ieri, si sono riuniti per l’assemblea annuale i soci dell’accomandita per azioni Giovanni Agnelli & C. È vero che all’ordine del giorno c’era il bilancio 2008 della «cassaforte», ma tra i discendenti della dinastia torinese l’attenzione era rivolta soprattutto agli interventi, in qualità di ospiti, di Luca di Montezemolo e Sergio Marchionne, presidente e amministratore delegato di Fiat Group, che hanno illustrato i piani che farebbero del Lingotto il secondo gruppo mondiale dell’auto.
I due top manager sono stati introdotti da Gianluigi Gabetti, presidente dell’accomandita, e dal vicepresidente John Elkann, che nella veste di numero uno di Exor, la holding che controlla Fiat, ha dato la benedizione prima all’operazione Chrysler e quindi alla gara per sposare Opel. Montezemolo prima e Marchionne subito dopo hanno ripercorso il cammino del gruppo nel 2008 e nei primi tre mesi del 2009, ribadendo gli stessi concetti esposti all’assemblea del Lingotto: cioè che Fiat «è sana e competitiva», e che «l’azienda sta cogliendo nel modo migliore le opportunità offerte dagli incentivi in Europa, dove si distingue per essere in possesso della gamma più virtuosa di automobili». Marchionne, appena rientrato dalla Germania, ha insistito sull’esigenza «di mettersi insieme ad altri costruttori, per beneficiare nel modo migliore delle economie di scala», ricordando l’obiettivo di arrivare a produrre un milione di vetture per piattaforma. Il problema da risolvere, ha aggiunto, «è quello della sovraccapacità nel mondo», quantificata in 30 milioni di unità realizzate oltre il necessario. Gabetti, Elkann e gli esponenti dei diversi rami della famiglia Agnelli sono stati quindi aggiornati sulle trattative in corso per Opel.
Come da tradizione, l’assemblea della Sapaz, durante la quale è stata più volte ricordata Susanna Agnelli, scomparsa nei giorni scorsi, ha avuto come ospite il direttore del quotidiano La Stampa. E per Mario Calabresi, insediatosi da poco, è stata l’occasione per presentarsi. La sua relazione si è incentrata in particolare sull’impegno per il quotidiano di mantenere la forte presa sul Nord-Ovest, caratterizzandosi sempre per l’autorevolezza dell’informazione. «Ma la sfida da vincere - ha osservato Calabresi - è quella di trovare un modello economico che sia sostenibile», tenendo presente l’equilibrio tra i flussi dell’informazione on-line e i contenuti del giornale che si vende nelle edicole.
Il consueto quadro economico e finanziario mondiale è stato invece tracciato da Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, in passato responsabile economico di Fiat e Telecom, mentre Jerry Wang, a capo di Vision Investment Management, controllata di Hong Kong con un quota del 40% da Exor, ha parlato della gestione del risparmio «dove i nuovi ricchi, in costante aumento, si preoccupano di mettere al riparo e far fruttare i propri capitali». A Carlo Sant’Albano, amministratore delegato di Exor, il compito, infine, di relazionare gli Agnelli sui piani d’investimento della holding. Per lo shopping è a disposizione un miliardo di euro.