E la Margherita «taglia» Loiero

Il governatore calabrese presenta una lista di fedelissimi e il partito replica: «Chi appoggia altre formazioni è fuori»

da Roma

E poi dice che la famiglia è in crisi, che i partiti non ci pensano adeguatamente. Altroché, se ci pensano. Famiglia in senso largo, s’intende, quella che suona meglio declinata al maschile plurale, «famigli». È la loro rivincita: uomini e donne-ombra che non entusiasmeranno le grandi masse, ma i loro capi sì. Le liste ricche si arricchiscono di nomi sconosciuti ai più, e pensare che tutti i «big», a cominciare da D’Alema e De Mita, hanno criticato la nuova legge elettorale, «che toglie agli elettori la possibilità di scegliere» (De Mita dixit). Fatta la dichiarazione di prammatica, però, tutti ne hanno approfittato per piazzare fedeli, parenti, amici. L’occasione è ghiotta: fatto è, lamentava un escluso dalle liste di centrosinistra qualche giorno fa, che «stavolta per farti eleggere non devi neppure fare una telefonata ai tuoi parenti stretti». Si entra in Parlamento per grazia ricevuta e per direttissima.
Prima di addentrarsi nella selva un po’ oscura dei candidati unionisti, converrà però dire del botto finale: la ribellione del governatore calabrese Agazio Loiero. In rotta da tempo con il proprio partito, la Margherita, attaccato dai capi nazionali perché «non accetta le regole come tutti», forse addirittura ispirato da Prodi, Loiero ieri sera s’è tolto dal gobbo un partito che «mi ha trattato male, in forma arrogante e punitiva», e lanciato la lista «fai-da-te». Associata al Codacons dell’avvocato Rienzi, in vista del Partito democratico prodiano, Loiero ha promosso capolista in Calabria il proprio assessore all’Agricoltura, Mario Pirillo, attorniandolo con nomi di richiamo come l’ex sindaco di Cosenza, Eva Catizone, e l’ex sottosegretario Vittorio Sgarbi (entrambi candidati anche nel Lazio, dov’è capolista lo stesso Rienzi). Inviperita la reazione della Margherita: «Loiero è stato eletto per governare la Calabria, si sta occupando invece di operazioni politiche improvvisate e personalistiche. È bene che torni a occuparsi di ciò per cui è stato eletto neppure un anno fa. La Margherita conferma che chi si candida o appoggia altre formazioni politiche si mette di fatto fuori dal partito...». E forse si starà anche meglio, avrà pensato Loiero, sicuro che i conti si faranno solo alla fine, e il pallottoliere spetterà all’amico Prodi.
La presentazione delle liste unioniste non ha riservato altre sorprese di rilievo. Gli incroci delle rinunce tra i leader capolista (un vero labirinto reso indistricabile dalle dinamiche uliviste) faranno emergere lo schema familiare. Dentro, allora, parenti e affini nei posti sicuri: le mogli di Fassino e Bassolino (Anna Serafini e Anna Maria Carloni); le vedove di Luca Coscioni, Nicola Calipari, Sergio D’Antona e Francesco Fortugno; la figlia di Guido Rossa, il fratello di Pecoraro Scanio, Marco. Poi la foltissima schiera degli apparatchik, con due nomi che valgono per tutti: il potentissimo ds romano Goffredo Bettini e l’ex segretario particolare di Donat-Cattin, Paolo Affronti (candidato dall’Udeur). Attorno alla famiglia stretta, i giornalisti di corte: Antonio Polito e Paolo Gambescia, Furio Colombo e Fabrizio Rondolino, Rina Gagliardi e Sergio Zavoli, Beppe Giulietti e Peppino Caldarola (questi ultimi, però, vantano lunga militanza ed esperienza parlamentare). Pochi i nomi illustri a fare contorno o le carte a sorpresa: Margherita Hack, Franca Rame, Massimo Livi Bacci, Ignazio Marino, Biagio De Giovanni, Gerardo D’Ambrosio. Dulcis in fundo, i rispettabili nomi ripescati dal baratro dell’oblio: l’ex liberale Zanone e l’ex sindaco Leoluca Orlando, l’ex ministro Enrico Ferri e l’ex portavoce verde Grazia Francescato. Menzione particolare per l’ex ministro Salvo Andò, già docente all’università cattolica Pio V e candidato con i laicissimi «mangiapreti» della Rosa nel pugno. La coerenza innanzitutto.