E Maroni delude i gufi: "Avanti fino al 2013"

Il ministro al meeting di Cl: "Tornerò il prossimo anno, verrò a parlare dei grandi risultati dell’esecutivo". E poi: "Andremo avanti fino alla naturale scadenza di questa legislatura". Sulla Libia: "L’Ue si dia una mossa, non solo attraverso le bombe e la Nato"

nostro inviato a Rimini

Non è certo uno che le parole le pesa per contratto, Roberto Maroni. Né uno che si sottrae alla nobile arte del pugilato (verbale) quando c’è da menar le mani, anche dentro la sua stessa coalizione. Nei giorni caldi dello sprint finale verso la definizione della manovra sceglie, però, di vestire i panni del tessitore attestandosi sulla tonalità dell’ottimismo. E dal palco del Meeting di Rimini detta parole molto simili a quella «immensa certezza» contenuta nel titolo della grande kermesse di Comunione e Liberazione, uscendo dalla logica dei veti leghisti, delle frasi da megafono e dei botta e risposta a distanza con gli alleati.
La prima certezza è una convinzione dettata senza sollecitazione esterna, alla fine del dibattito sul futuro dei rapporti con l’altra sponda del Mediterraneo. Il ministro dell’Interno chiede la parola per un saluto e pronuncia il suo auspicio. «Mi prenoto fin da ora per essere qui l’anno prossimo per parlare dei grandi risultati ottenuti da questo esecutivo nella lotta alla criminalità organizzata. Questo vuol dire che il governo durerà e andrà avanti fino alla scadenza naturale della legislatura».
Dal lungo termine il titolare del Viminale si sposta sul breve e si lancia in un’altra previsione: sulla manovra la maggioranza troverà l’intesa. «L’incontro di lunedì tra Berlusconi e Bossi per trovare una intesa sulla manovra sarà risolutivo. In quell’occasione verrà raggiunto l’accordo che porterà alla versione definitiva della manovra». «Penso che ci sarà, come la Lega ha chiesto, una sostanziosa riduzione dei tagli agli enti locali e spero anche un azzeramento, soprattutto per quanto riguarda i Comuni. Io ho lavorato in questa direzione, ho lavorato in silenzio per ottenere questo risultato», rivendica il ministro.
«Mi pare che siamo sulla buona strada. Il confronto, il dibattito, il fiorire di proposte che c’è stato in questi giorni, è stato molto utile». Il giorno dopo la proposta a effetto sulla «patrimoniale anti-evasione» firmata sempre qui al Meeting da Roberto Calderoli, la Lega ripete la periodica oscillazione tra identità di lotta e di governo. «Io ho un low profile, Calderoli è un centravanti di sfondamento» spiega Maroni, conversando con alcuni simpatizzanti tra gli stand del Meeting. Un buon umore, quello del ministro dell’Interno, forse rafforzato anche dal ritorno al sereno con Umberto Bossi e dall’apparente evaporazione delle frizioni interne al Carroccio. «L’ho sentito ieri, sta bene, molto bene, scherzava anche» racconta Maroni. «Bossi mi ha detto che è caduto sbilanciandosi mentre prendeva una scatola di sigari. E mi ha detto anche di aver capito che è vero che il fumo fa male».
Se Maroni si attesta saldamente sulla linea del basso profilo sulle questioni di politica interna, sulle prospettive dello scenario libico mette volentieri da parte il fioretto. «L’Unione europea deve darsi una mossa, non solo attraverso la Nato e le bombe. Dobbiamo garantire uno sviluppo sociale, che porti a forme autonome di rappresentanza democratica e al contempo favorisca le forze non ostili all’Occidente». Il timore di nuove ondate migratorie è tutt’altro che fugato, anche «se entro fine anno contiamo di arrivare a 30mila rimpatri». «Finora l’Italia se l’è dovuta cavare da sola e ha gestito un impatto senza precedenti. È impossibile prevedere quello che accadrà, se prevarrà un modello democratico o vincerà il partito dell’Islam intransigente». «Purtroppo - conclude amaro - temo che l’interesse di alcuni Paesi europei in Libia, e non è il caso dell’Italia, sia solo per il petrolio e il gas e non per la stabilità».