E Maroni offre la pace al Pdl: «Sempre alleati, tifo per Alfano»

nostro inviato a Mirabello

Il Popolo della Libertà ritorna sul luogo del delitto. E a dieci mesi dal grande strappo finiano, si riprende Mirabello - «qui si faceva la festa del Pdl ancora prima che il Pdl nascesse» scherza Ignazio La Russa, ricordando le vecchie kermesse missine - e celebra quella che nelle intenzioni vuole essere la festa della rinascita, il tentativo di dimostrare che la botta elettorale è stata assorbita e la spinta propulsiva del centrodestra è tutt'altro che esaurita.
I titoli scelti per lanciare i dibattiti riecheggiano tutti passaggi delle canzoni di Lucio Battisti. E così per il confronto tra Roberto Formigoni, Roberto Maroni e Sandro Bondi - preludio alla prima uscita pubblica da segretario di Angelino Alfano prevista per oggi - viene scelta una frase, «Come può uno scoglio arginare il mare» pronunciata e letta come un auspicio, come il segnale dell’inevitabilità di un ritorno alla vittoria elettorale. Gli echi che arrivano da Roma, con il fuorionda di Tremonti contro Brunetta e il successivo, tagliente intervento del ministro dell’Economia - non rappresenta certo il viatico migliore per il battesimo della festa.
Ma sul palco di Mirabello i venti di tempesta si placano e Roberto Maroni finisce per indossare l'inedita veste del tessitore di pacifiche trame, mostrando di credere nelle prospettive presenti e future del centrodestra. «Io credo che l'alleanza Lega-Polo, Lega-Forza Italia-An, Lega-Pdl sia il fattore di innovazione politica più forte degli ultimi vent'anni» afferma il ministro degli Interni. «Non credo che la spinta si sia esaurita. Non c'è ancora lo Stato federale che vorrei ma non è più il vecchio modello ipercentralista. E se questo è accaduto è grazie all'accordo tra Bossi e Berlusconi ed è motivo di grande soddisfazione per tutti noi». Maroni respinge anche la lettura di chi vede una coalizione al guinzaglio della Lega. «Voglio dirlo con chiarezza: non c'è nessun tentativo egemonico della Lega. Tutti noi abbiamo commesso degli errori ma ci saranno perdonati se riusciremo a trovare la forza della coalizione. Si dice: si sta chiudendo una fase. Voglio dire che non c'è mai stato un rapporto così stretto tra il ministro della Giustizia e degli Interni. E oggi c'è il governo che ha fatto di più contro la mafia. Stimo Alfano, è un uomo concreto e di grande energia, faccio il tifo per lui, con lui sarà possibile aprire una nuova stagione».
Le parole più forti sul libro dell'autocritica vengono stampate, invece, da Roberto Formigoni e Sandro Bondi. «Chi non ci ha dato il voto sono state le partite Iva, i commercianti, gli artigiani. È il nostro popolo che ci ha dato un messaggio: ci ha detto che così non va» attacca il governatore della Lombardia. «Da questa considerazione è nata una profonda riflessione che ha portato alla nomina di Alfano e al recupero di un sentimento unitario. Ora dobbiamo dare seguito alle promesse, fare i congressi e vincere la sfida della credibilità».
Un'allarme che viene ripreso anche da Sandro Bondi che lancia un monito per allontanarsi dagli scogli e riprendere a navigare. «I moderati possono arrabbiarsi perché stanno male, soffrono le conseguenze della crisi economica. Dobbiamo ascoltarli perché il ceto medio rischia di incattivirsi se non c'è una classe politica in grado di rappresentarne le aspettative».