E Maroni parla di «spionaggio industriale»

Per il ministro leghista «le intercettazioni possono nascondere qualcos’altro. Spero che i Pm non siano schierati coi poteri forti»

Adalberto Signore

da Roma

Dalle colonne della Padania è Roberto Calderoli a «certificare» la posizione della Lega sul caso Bankitalia. «C’è uno scontro tra due gruppi, uno targato Lodi e uno Roma. Io - dice il ministro delle Riforme nell’intervista pubblicata ieri dal quotidiano del Carroccio - sto dalla parte dei primi». E ancora: «Alcuni targati Lodi vogliono creare una grande banca del Nord. Sarebbe paradossale che in un Paese di risparmiatori i soldi venissero utilizzati da una banca straniera per finanziare imprese straniere che verranno a farci concorrenza». Eppoi «c’è ben altro» di mezzo, «c’è il Corriere della Sera». Questione su cui torna pure Roberto Maroni secondo il quale via Solferino «è fortemente antileghista». Quindi - dice il ministro del Welfare - «ben venga» Ricucci che sta portando avanti «un’operazione trasparente». Ma il Carroccio se la prende pure con la sinistra «che si scopre moralista solo quando non scala». «Quando a cercare di comprare azioni di banche sono persone con simpatie diverse da quelle per il centrosinistra - dice l’eurodeputato Matteo Salvini ai microfoni di Radio Radicale - si parla di scalate e Prodi si dice preoccupato. Quando sono le cooperative che guardano alla Bnl, invece, non c’è problema, si tratta di brillanti operazioni finanziarie».
Da via Bellerio arriva pure una secca frenata sulla questione intercettazioni. «Sono d’accordo che vada punito chi le diffonde e chi le pubblica - dice Calderoli riferendosi alla proposta di Berlusconi - ma mi sembra inverosimile limitarle alle questioni di mafia e terrorismo perché possono sempre servire a combattere altro genere di criminalità». Maroni conferma la divergenza di vedute con il premier: «Calderoli rispecchia la posizione ufficiale della Lega. Non ho niente da aggiungere alle sue parole perché sono pienamente d’accordo con lui».
Il ministro del Welfare, però, va ben oltre. E ipotizza una qualche operazione di «spionaggio industriale». «Non vorrei - dice il ministro del Welfare - che dietro le intercettazioni ci fosse una qualche forma di spionaggio industriale legata alla Rcs. Non è tanto la vicenda Antonveneta, e men che meno la vicenda Fazio: il piatto forte è capire che cosa Ricucci e i suoi amici hanno in mente su Rcs». «Per questo - continua - si arriva persino a mettere sotto intercettazione, secondo me in modo illegittimo, una serie di personaggi. Ma questo è assolutamente fuori da ogni regola». E alla domanda se a suo avviso i magistrati si sono schierati con i cosiddetti «poteri forti», Maroni risponde in modo sibillino: «Spero di no, però pubblicare le intercettazioni che riguardano le intenzioni su Rcs.... Eppoi non capisco quali reati siano stati commessi. Sembra quasi di avere a che fare con il grande fratello di Orwell che vuole schierare l’opinione pubblica contro queste persone dipinte quasi come un’associazione per delinquere. Un tentativo che però è fallito».