E Marrazzo «snobba» il Giappone

Cicchetti (An): «Scelta discutibile e dannosa per l’economia del Lazio»

Per Marrazzo l’Oriente si ferma in Cina. Non altrimenti si spiega l’assenza dello stand della Regione Lazio al Festival «La primavera italiana in Giappone» che si svolgerà nel Paese del Sol levante da marzo a luglio. L’iniziativa è stata organizzata dall’ambasciata italiana, dall’Istituto di cultura italiano, dall’Enit, dall’istituto del Commercio estero, dalla Camera di commercio Italiana a Tokyo e vede la partecipazione di colossi istituzionali pubblici e privati. Dalla Banca d’Italia alla Banca di Roma, dal Cnr all’Agenzia spaziale italiana, dall’Associazione Italiana sommelier a Slowfood; dalla Fiat alla Lamborghini, dall’Accademia nazionale di Santa Cecilia al Teatro Massimo di Palermo, alla Fondazione Italia Giappone che da decenni si occupa della promozione del sistema Italia nella terra dei samurai. Massiccia la presenza dei Comuni e delle Regioni, con il Piemonte, la Puglia, la Calabria, la Campania, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana e Veneto. Insomma un pezzo dell’Italia che conta esporrà i suoi «prodotti» a Tokyo e dintorni. Ma perché tanto attivismo? La ragione è molto semplice, i giapponesi sono innamorati pazzi dell’Italia. Amano la sua cultura, la sua musica - i melomani dagli occhi a mandorla sono decine di migliaia e cantano a memoria le nostre arie - adorano mangiare gli spaghetti, conditi con l’olio extravergine di oliva, e sorseggiare i vini nostrani. Ci sono stagisti giapponesi nei nostri ristoranti e i ristoranti italiani in Giappone sono sempre pieni. Se per una parte degli italiani i marchi doc dop igp sembrano sigle astruse, per i giapponesi sono indice di qualità. Guidano italiano, studiano l’ italiano e spendono in Italia. Lo conferma Matsuura Kazuki, corrispondente del quotidiano Yomiuri Shinbun per il quale «sono le tre F ad attirare i giapponesi: Fashion, Food e Ferrari. E una C che sta per Cultura». E per scoprire lo Stivale, non si accontentano più del viaggio di gruppo organizzato ma iniziano a prediligere il viaggio individuale di qualità. È stato addirittura pubblicato un dizionario di termini tecnici della gastronomia italiana a uso degli chef nipponici. Non solo. Una sessione speciale della Primavera italiana sarà dedicata alla scoperta dei siti culturali e turistici alternativi come quelli tutelati dall’Unesco. Insomma, uno dei Paesi strategici nel panorama internazionale per il marchio italiano viene ridimensionato dalla Regione Lazio. Che strizza l’occhio alla Cina comunista per la delocalizzazione delle imprese laziali, stringe accordi con la Romania e la con Russia. Firma protocolli d’intesa bilaterali con la provincia Kinshasa della Repubblica democratica del Congo per lo sviluppo rurale e la ricerca. E nonostante il Lazio vanti distretti d’eccellenza nel campo dell’Ict (Information and communications technology) e nel settore aerospaziale, la giunta Marrazzo rinuncia a una presenza istituzionale con tutti gli onori nel Paese a più alto tasso di specializzazione tecnologica e a più alta percentuale di incoming turistico. Scelta quanto meno bizzarra. L’assessore Francesco De Angelis assicura la partecipazione del suo assessorato in un progetto in sinergia con l’Enea e il ministero Affari esteri per l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese laziali. Ma senza un proprio stand. L’assessore al Turismo e Innovazione Tecnologica, Raffaele Ranucci, motiva l’assenza della Regione sulla base di una scelta strategica: «Il Lazio partecipa solo alle fiere di settore. Saremo in Giappone a settembre». Una scelta che non convince l’opposizione. «È vero che il bilancio regionale ha giustamente tagliato i fondi per le missioni all’estero ma è pur vero che una cosa sono le inutili passeggiate all’estero, un’altra sono gli incontri gravidi di ritorni economici», dice il capogruppo An alla Regione Lazio, Antonio Cicchetti. Per la presidente della Fiavet Lazio, Cinzia Renzi, si tratta di una scelta discutibile, quantomeno «un’occasione d’oro persa».