E Marta vuole insegnargli il mestiere

La candidata dei Ds alle primarie dell’Ulivo presenta il programma e spara a zero su Zara e Sanguineti

La città amministrata da Supermarta dovrà tener conto di un buon numero di cose: per esempio, «delle varie origini etniche, delle religioni», perfino «dei diversi orientamenti sessuali» dei cittadini. Ergo, via libera, tanto per dirne una, alla moschea di Cornigliano? Semaforo verde per provvedimenti dal retrogusto zapaterista? Marta Vincenzi, in veste di candidata alle primarie dell'Unione, nel suo discorso di presentazione, al cinema Universale di via Ceccardi, non lo dice esplicitamente, perché certi dettagli vanno messi nero su bianco solo quando si fa il programma elettorale. E per quello c'è tempo, «lo penseremo tutti assieme», strizza l'occhio agli elettori l'ex presidente della Provincia: prima c'è da sbaragliare la concorrenza di Edoardo Sanguineti e Stefano Zara. Quindi, spiega l'europarlamentare Ds, «per adesso mi limito a descrivere la linea da seguire». Una linea lungo la quale, per esempio, ci si imbatte in una Genova «innovativa nel campo dei diritti politici. Il voto agli immigrati è un'idea da portare avanti» perché questi «non rappresentano affatto un ostacolo, ma una risorsa per la nostra città». Buon peso, potrebbe arrivare la candidatura della città di Colombo «come sede dell'Agenzia Europea dei Diritti Fondamentali». Anche se il tono della Vincenzi è assai moderato (nonostante la nomea di «pasionaria» che Supermarta si porta dietro), non manca un invito «alla trasgressione, dove questa è intesa come ricerca di soluzioni alternative alla stagnazione che sta soffocando Genova, una città dalla mentalità sempre più provinciale».
Una Marta Vincenzi incontenibile e, soprattutto, alla ricerca dell'innovazione? Forse sì, visto oltretutto che la sua eventuale elezione la porterebbe ad essere il primo sindaco donna della storia genovese. Innovazione e rottura, anche a costo di generare polemiche, per esempio con l'accenno alla «necessità di riconoscere il fallimento della vecchia concezione di edilizia popolare e - ebbene sì - di demolire la controversa Diga di Begato». E poi, non può mancare il leit motiv di questo primissimo scorcio di campagna elettorale vincenziana, quella «Città-Porto» che «deve distinguersi dal normale concetto di città portuale: non dev'essere infatti costruita attorno ad esso, ma abbracciarlo». Un porto che dev'essere supportato da adeguate infrastrutture «che lo rendano un passaggio preferenziale per il corridoio logistico sud-nord». È chiaro il riferimento al Terzo Valico, tanto più che la Vincenzi proclama a chiare lettere che «occorre liberare Genova dai TIR e dai container vuoti». Ricordando, dietro le quinte, di essere stata invitata a tenere lezioni di logistica proprio dal professor Enrico Musso, suo eventuale avversario nella corsa a Tursi: «Un docente che stimo moltissimo. Sull'uomo politico non posso ancora esprimere giudizi». Una stoccatina per gli avversari delle primarie? Sì, però piccina: «Penso che gli elettori - spiega la Vincenzi - siano riconoscenti verso l'amministrazione uscente. Purtroppo, però, non si vota per riconoscenza, ma per speranza, e io credo di rappresentare una speranza per i genovesi, più di Zara e Sanguineti».