E Masha disse: «Sei libero una notte l’anno»

Ecco la strana proposta della pop star russa Lopatova a suo marito, il giocatore di basket Nba Andrei Kirilenko: «Un giorno da single ogni 12 mesi»

Roberto Gotta

La verità è nota, ma fingono tutti di non conoscerla: cronisti, allenatori, mogli. Mogli degli atleti pro americani, specialmente nel baseball e nel basket, che per la natura dei campionati (rispettivamente, 81 e 41 trasferte a stagione) trascorrono metà anno in giro. Dopo ogni partita, la scena è la stessa: fuori dagli spogliatoi c'è sempre una piccola folla che chiede un autografo, una foto. O altro. Ragazze e donne che cercano e offrono compagnia. Nel mondo della musica si chiamano groupies, nello sport il loro ruolo è il medesimo, per passione ma anche per denaro. E si dice, per tradizione forse un po' maschilista, che le mogli sappiano tutto, ma abbiano tacitamente ceduto il loro naturale diritto alla gelosia in cambio della possibilità di una vita agiata se non lussuosa, concetto e pratica atroci, al pensiero. Ora, una di queste mogli ha violato il codice dell'omertà, anche se paradossalmente ha al contempo sdoganato la diffusione delle pratiche adultere di schiere di giocatori pro: «Gli atleti faticano a resistere a ciò che viene loro offerto. E allora con Andrei abbiamo un accordo: gli concedo una notte all'anno con un'altra. Visto che lo so, è come se non fosse un tradimento». Parole di Masha Lopatova, cantante pop russa ma soprattutto, qui, moglie di Andrei Kirilenko, ala degli Utah Jazz della Nba. Il quale, quando gli hanno riferito le dichiarazioni che la consorte aveva fatto al mensile Espn Magazine, ha avuto un sussulto: «È una novità per me. Non ho intenzione di fare nulla. Ma è lei che ha detto “se vuoi farlo, puoi farlo”...». Il bizzarro episodio, difficilmente spiegabile nei termini usati dalla Lopatova («siamo una coppia moderna»), che ha anche precisato di non volere concessioni analoghe da parte del marito, ne ha ricordati altri che nel passato hanno svelato le abitudini fedifraghe dei giocatori.
È noto che nel 2003 Kobe Bryant esagerò nell'applicare la regola del divertimento da trasferta (ma era estate...), arrivando ad essere accusato di violenza carnale da una dipendente di un hotel in Colorado, ma anche in altri casi si è sfiorato il crimine, e sempre si cade nel grottesco. Nel 1990 James Worthy, stella dei grandi Los Angeles Lakers, preso dalla smania già alle tre del pomeriggio, chiamò dalla sua stanza d'albergo di Houston un'agenzia che forniva prostitute, sotto la consueta copertura delle «accompagnatrici». Peccato per Worthy che la Polizia avesse da poco messo sotto sequestro l'agenzia, e che ne stesse controllando i telefoni: così, nella stanza, non entrarono due prostitute ma due poliziotte che al momento clou arrestarono il giocatore. Altra scena: Miami, gennaio 1999, sera prima del Super Bowl (!). Non contento di avere la moglie nell'hotel di fronte, Eugene Robinson, difensore di Atlanta, sgattaiolò fuori dall'hotel e in strada si avvicinò a quella che riteneva essere una prostituta. Niente da fare: altra poliziotta a caccia di gonzi, altro arresto e figuraccia storica (anche in partita, il giorno dopo). Surreale anche la vicenda di Wade Boggs, grandissimo terza base di Red Sox, Yankees e Devil Rays tra 1982 e 1999, che nel 1989 fu portato in tribunale, senza successo, dalla signora Margo Adams. Ovvero la donna che Boggs, per quanto regolarmente (per modo di dire) sposato, aveva avuto come amante «ufficiale» al seguito per quattro stagioni agonistiche, promettendole per il disturbo una paga mensile, mai corrisposta. E un altro grande del baseball, Steve Garvey, vide crollare le proprie ambizioni di politico dalla faccia pulita quando si scoprì che aveva fatto figli un po’ dovunque, col risultato che qualcuno mise in giro adesivi con la scritta «Steve Garvey è mio padre», andati presto a ruba. Forse Kirilenko è un bravissimo ragazzo e la moglie gli ha dato un suggerimento non richiesto («Ora - ha ammesso la Lopatova - ci sarà la fila fuori dalla sua stanza d'albergo»), ma almeno a Salt Lake City e dintorni certi adesivi non circoleranno neppure.