E Mastella vuol sfrattare la Iervolino

Pietro Balducci

da Milano

Come al solito è colpa dei giornalisti. O meglio, dei titolisti. Mercoledì 6 settembre, Gazzetta del Mezzogiorno: «Iervolino: la ferocia? Chiedete a Mastella». L’intervista fa riferimento all’omicidio di un edicolante a Napoli durante un tentativo di rapina. In via Arenula, al ministero della Giustizia, i collaboratori del ministro Clemente Mastella fanno un salto sulla sedia. Non è la prima volta che il ministro viene attaccato per l’indulto, da lui voluto fortissimamente, che ha avuto l’effetto di far scarcerare almeno 15mila detenuti. Ogni volta che accade un fatto di sangue per mano di un beneficiato dell’indulto l'opposizione insorge e lo attacca. E passi. Ma che ad attaccarlo sia un esponente della sua stessa coalizione, per giunta ex democristiana e campana come il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, è un po’ troppo. E sale la tensione. Da via Arenula partono alcune telefonate di fuoco.
Al comune di Napoli capiscono che sta per montare la bufera, così la Iervolino si affretta a far diramare un comunicato per tentare di placare l'ira di Mastella. «Il titolo odierno di un quotidiano napoletano sembra in qualche modo far risalire al ministro Mastella la ferocia dell'assassinio di Salvatore Buglione dipendente del Comune di Napoli. Nulla di più lontano dal pensiero del sindaco Iervolino. Il sindaco - si legge nella nota - si è limitata ad esprimere una generale preoccupazione per l’impatto che il provvedimento dell'indulto può avere sulla malavita napoletana». Non basta. Dopo un paio di ore il ministro, invitato a Caorle per la festa della Margherita, lancia la prima dichiarazione di fuoco. «Mi dispiace che la Iervolino si sia espressa in maniera negativa facendo dichiarazioni così pretestuose e cristianamente poco serie. Se Napoli fosse stata una città tranquilla, senza scippi, omicidi, e guerra tra clan prima dell’indulto, avrei accettato la requisitoria e l'istigazione a delinquere nei miei confronti da parte della Iervolino. Ma siccome così non è, visto che ci sono stati più reati prima che oggi, non l’accetto». Mastella dice proprio così, «istigazione a delinquere nei miei confronti».
La Iervolino tenta di nuovo di affogare la polemica. «Per quanto mi riguarda è una polemica che non esiste» dice il sindaco di Napoli. «Se il ministro Mastella vuole essere polemico, lo faccia. Io nei suoi confronti non lo sono assolutamente». Altro fiasco. Mastella è sempre più infuriato. E rilascia un’intervista sul Mattino ieri in edicola, dove spara a palle incatenate contro la Iervolino. «Sono sconcertanti le dichiarazioni della Iervolino - dice il ministro - perché se io fossi ipocrita direi che l’indulto è un atto parlamentare e quindi di tutti. Ma poiché non sono ipocrita, mi prendo la mia parte di responsabilità. Se non le piaceva l’indulto, perché non l’ha detto prima? La verità è che lei fa facile populismo». Poi affonda la stoccata: «Le parole della Iervolino mi sembrano da irresponsabile. Una come lei a questo punto si dimettesse da sindaco di Napoli se non è in grado di fare il suo lavoro». Per il momento la questione è ferma qui, alla richiesta di dimissioni della Iervolino da parte di Mastella. La guerra fra i due ex democristiani si ferma qui. Forse.