E meno male che erano nuovi

Sotto il nuovo, non c’è nulla di nuovo. Non basta sbattere in prima pagina il nome di Veronesi o Calearo per cancellare la solita storia: dai nomi piazzati nei posti vincenti emerge una lunga sequela di «figlie di», «mogli di», anonimi portavoce e portaborse, sconosciute segretarie, collaboratori vari, capi segreteria. Leader o presunti tali del Pd hanno passato le ultime ore a trattare, per imbottire il nuovo Parlamento di propri cari e famigli. Da Veltroni a Prodi, da Franceschini a Fioroni, dalla Bindi a Parisi fino a Visco, non manca nessuno all’appello.
E meno male che storcevano il naso alla conduzione familiare di Mastella: lor signori non avrebbero mai più sopportato il partito tribù, il consuocero e la moglie, i figli sul territorio e i cognati in Parlamento. Meno male, perché poi quando è toccato a loro fare le liste, sotto un’imbiancata di nuovo il Pd ha rivelato la sua natura clientelare, una famiglia allargata che si confonde con l'appartenenza al clan. Ora dovrebbero spiegarci perché la figlia di Cardinale, storico collettore di voti siciliani, è più nobile di Elio Mastella. Perché la schiera di sottopancia di Prodi, quasi tutti senza lavoro dopo lo sfratto da Palazzo Chigi, dovrebbe essere migliore dei capibastone dei partitini, e dei signori dei voti delle vecchie correnti.
Alla faccia della parola d'ordine - sempre proclamata e mai realizzata - del radicamento sul territorio, gli orfani ulivisti sono stati messi in carico a quelli che hanno i voti, cioè non a se stessi. Metterà mai piede in Campania, Silvio Sircana, portavoce di Prodi? E quando mai vedremo in Sicilia Piero Martino, il portavoce di Franceschini, uno che non si è mai mosso da Roma se non per seguire i congressi scudocrociati?
Alla fine, per far posto a questa strana alternanza tra vip pescati qua e là nelle pagine di cronaca, e la truppa infinita di questuanti, portaborse e parentame vario, il solenne accordo con i radicali sancito neanche due settimane fa è andato a farsi benedire. Con la sola eccezione della Bonino, gli altri otto superstiti della selezione etnica veltroniana sono stati tutti retrocessi nei rami bassi delle liste elettorali, sotto il filo dell'incertezza. Gratta gratta il Pd, giunto alla prova più importante ha rivelato tutte le sue strutturali debolezze. Non la crisi della forma partito ma la devastazione di tutti i partiti confluiti in quella storia. Ed è un caso esemplare quello dei giovani ds che, protestando per il sorteggio delle belle statuine piazzate a capolista di questa o quella circoscrizione, si chiedevano: «Allora quelli che lavorano sul territorio vengono discriminati?». La risposta è scritta nelle liste del Pd. Ed è tutt’altro che nuova.