E a mezzanotte il Cavaliere si riscopre «chansonnier»

Presto verrà varato un comitato elettorale per le candidature

Nostro inviato a Sorrento
Sarà per l'aria sorrentina e per il «richiamo» della canzone napoletana, uno dei suoi primi amori. Sarà per la scossa di adrenalina e di entusiasmo che i giovani dei circoli di Marcello Dell'Utri riescono a regalargli. Fatto sta che Silvio Berlusconi, nella notte di venerdì, mette da parte l'abito da presidente del Consiglio e si riscopre chansonnier, strappando applausi a scena aperta e regalando una performance canora fuori programma. Il «Silvio-show» inizia come un colpo fatto esplodere a sorpresa. Il premier, finita la cena, sale in camera per prendere la valigia. Ma scendendo nella hall ascolta le note del gruppo «Rumba de mar» che si esibisce con ritmi latino-americani e classici napoletani per i circa millecinquecento «under 30» azzurri scatenati sulla pista da ballo al pianoterra dell'Hilton Palace di Sorrento, sede del meeting.
È da poco passata la mezzanotte e Berlusconi fa irruzione nella sala, accompagnato dalle guardie del corpo, costrette agli straordinari per «liberargli» la strada verso il palco. «Avevo fatto una promessa - esordisce -. Alcune ragazze, in verità molto carine, mi hanno domandato se riesco a trovare il tempo per scrivere nuove canzoni con Apicella. Bene, se volete ora, insieme a Mariano, ve ne farò sentire tre». Partono cori da stadio. «Canta per noi Silvio, canta per noi!». Berlusconi non se lo fa ripetere due volte. «Va bene, ora vi farò sentire la canzone con la quale mi sono mantenuto all'università della Sorbona a Parigi quando la notte cantavo e la mattina studiavo». Poi inizia a intonare in francese Pigalle, uno dei successi del suo artista preferito, Charles Trenet. I giovani azzurri gli chiedono un bis. Lui non se lo fa ripetere due volte. «C'è un'altra canzone che ho scritto con Mariano, è un samba, si chiama Ciucculata 'e cafe. Io sono l'unico autore italiano che scrive dei samba in napoletano». Il secondo brano finisce. Ma la platea rumoreggia, insiste e coinvolge il premier sulle note di O surdato ’nammurato: «O Silvio 'oi vita mia». Tutti alzano le mani, anche lui. A quel punto Berlusconi scende dal palco a invita Apicella a continuare a cantare. Mentre risuonano le note di A gelosia il presidente del Consiglio è assediato dai giovani. Stringe mani, firma autografi, abbraccia alcune signore, subisce gli assalti a colpi di foto con il telefonino. Tutti sopportati con il sorriso sulle labbra. Lo show è finito e il premier sfreccia via sulla sua auto, diretto verso Roma. Resta Mariano Apicella che chiosa così: «Berlusconi stravede per i giovani. Di solito non canta mai in pubblico. Ma questa volta per loro ha deciso di fare un'eccezione». E il giorno dopo, con toni scherzosi, ritorna sulla performance canora del premier l'amico di sempre Marcello Dell'Utri. «Berlusconi è senz'altro rock, non solo per quello che dice, ma anche per come canta...» commenta il senatore non senza una punta di rammarico. «La lectio magistralis che ci ha concesso ieri, è stata una “benedizione straordinaria” talmente importante, rock come direbbe qualcuno, da avermi fatto venire il mal di testa. Così - confessa - ho preso un Aulin e sono andato a dormire. Invece il presidente, dopo aver parlato di politica, vi ha raggiunto e ha cantato con voi».