E il Milan va a sbattere sull'ultima della classe

Milano 1 - Reggina 1. La solita distrazione rossonera premia la Reggina
L’arbitro annulla un gol a Seedorf. Il pari su rigore

È la solita storia del Milan recente: un giorno leone, un giorno tenero agnellino. Non sa più vincere a San Siro, adesso, la squadra di Ancelotti, che spreca tutto quel che di buono combina in trasferta. Non piega la modesta Reggina neanche se dispone del famoso Ka-Pa- Ro, inutile per motivi diversi alla prova dei fatti. Non sa più vincere perché la sua arma migliore, il contropiede di Pato e Kakà, sul prato spelacchiato milanese è difficile da azionare e perché Kakà, prima di uscire di scena, regala l'unica emozione di un palo e del rigore eseguito secondo copione classico.

I limiti e i demeriti del Milan cominciano naturalmente dall'eccesso di distrazioni difensive per concludersi più avanti dove nemmeno l'assistenza di Beckham può colmare le lacune.Così il derby di domenica prossima invece di esaltare l'inseguimento scandisce i tormenti del Milan precipitato 8 punti dietro. Con la possibilità di essere raggiunto e scavalcato dalla concorrenza, Juve in testa, naturalmente. Ronaldinho combina poco, Kakà così così, Pato monopolizza il meglio nella ripresa dopo aver speso tutto il primo tempo a guadagnarsi spazi utili.

Onore alla resistenza della Reggina: merita un applauso speciale. L'ha fatto coi denti, ricorrendo a qualche brutale fallo. Da segnalare la bravura di Pierpaoli, l'arbitro fiorentino: non date retta alle proteste dei milanisti. Invece di ammirare Ronaldinho,tornato titolare dopo un mesetto di esilio in panchina, è il caso di prendere nota di Davide Di Gennaro, giovanotto targato Milan, a metà col Genoa e girato in prestito alla Reggina. Il suo sinistro a girare, dopo la sponda casuale di Corradi a centro area, bruciando sullo scatto Beckham, è una fitta allo stomaco de lMilan fino a quel punto poco attento a guardarsi le spalle e poco incisivo nel liberarsi al tiro, se non con una sequenza dalla media distanza (autori Flamini e Jankulovski) e apparecchiando mischioni che raccontano poco di una squadra molto tecnica e poco fisica.

Invece di ammirare Ronaldinho se ne discute più che l'impegno la posizione, contro natura forse,da trequartista defilato alle spalle di Kakà e Pato i quali, con gli ingorghi provocati dalla Reggina (si difende in 9), mal si dispongono alle trame d'attacco. Le cose migliori, tanto per cambiare, sul piano balistico, le realizza Beckham che calcia in modo divino e prende cappello per qualche fischio non proprio felice di Pierpaoli. Sull'argomento c'è una protesta collettiva rossonera (Ambrosini tenuto in area) che però depone a avoredelgiovane arbitro fiorentino. Più discutibile, nella ripresa, il fischio per annullare il gol di Seedorf (pallone sotto il braccio dell'olandese dopo un rimpallo, involontario), seguito al palo pizzicato da Kakà, liberatosi in maniera felice al tiro per la prima volta nella serata. Eppure Pierpaoli ha lucidità e personalità sufficiente per accorgersi del rigore doc provocato da Krajcik sulla percussione irresistibile di Pato: è il pareggio artigliato a metà della seconda frazione dopo che Ronaldinho cede il passo (senza grandi rimpianti) a Inzaghi e Seedorf dà il cambio ad Ambrosini poco utile nella serata in cui c'è da privilegiare la giocata artistica e da guadagnarsi il valico.

Non è una scelta la perdita secca di Kakà, centrato in una mischia alla caviglia e perciò rimpiazzato da Antonini nell'ultima curva della sfida. Meno scontata la mossa di Orlandi che si priva di Di Gennaro, la vera spina nel fianco della difesa milanista: dicono colpa di una contusione, chissà. L'assedio rossonero si esaurisce in pratica sui cross a ripetizione di Beckham (convocato da Capello in diretta) capace di scodellare al centro dell'area calabrese uno, due, cinque, dieci palloni carichi di effetto: dovrebbero essere manna dal cielo per Pippo e invece non producono alcun effetto concreto. Anche per l'opposizione rozza della Reggina centrata da ben sei ammonizioni: si piega ma non si spezza e resiste fino in fondo.