E a Milano i nomadi girano in Suv

Marta Bravi - Gianandrea Zagato

Milano - I due Suv parcheggiati nel cortile del Leoncavallo non sono di proprietà dei no global. Echissenefrega, commenterete voi. Sbagliato, qualcosina ve ne dovrebbe fregare. Le due super jeep color grigio metallizzato e full optional che fanno bella mostra di sé all’interno del centro sociale più in d’Italia sono di proprietà di due famiglie rom.
Sì, avete letto bene: gli sport utility vehicle appartengono «a due nuclei familiari rom provenienti dalla Casa della Carità di don Virginio Colmegna». Conferma siglata dall’onlus «Associazione mamme antifasciste del Leoncavallo», quelle che, dal 1995 a oggi, si sono opposte anema e core per ben undici-volte-undici allo sgombero dell’ex stamperia di via Watteau.

Notizia davvero ghiotta, quella dei Suv non delle mamme antifasciste, sia chiaro. Anche se le mammine dei Casarini e Caruso in salsa ambrosiana suggeriscono di evitare titolazioni poco fantasiose come «Hanno i Suv e allora li usino per tornare in Romania» oppure «Con elemosine e furti i rom si pagano i Suv». Si può fare di meglio, oltreché segnalare il decesso per cause naturali della Fiat Uno 5 porte, autoveicolo di proprietà del Leonka. E il meglio sta nel segnalare ai lettori questa storia, dove si scopre che i rom sgomberati da qualche favelas e poi ospitati da don Colmegna sono proprietari di due Suv da trentamila e passa euro. Anzi, lo saranno tra qualche anno, finanziarie permettendo.

Nulla di strano, sia chiaro. Basta farsi un giretto per campi nomadi e, oplà, si scoprono macchine tirate a lucido a fianco delle baracche in cartone e lamiera. Autovetture comprate a rate, a colpi da seicento euro al mese, da famiglie che non spendono un cent né per imposte né per tasse e che, in compenso, godono della solidarietà senza se e senza ma di assessori al nomadismo, preti sempre solidali e pure giustificazionisti e, sorpresa, del sostegno degli autonomi. Quadretto che a Milano protegge diecimila e più rom, esercito dell’illegalità spalmato su cento ghetti.

Ma perché le mamme del Leonka rendono nota una notizia così gustosa? Perché il Giornale ne ha scritto nelle pagine della cronaca di Milano: sessanta righe di racconto del centro sociale new version con un solo errore, quello di attribuire la proprietà dei Suv agli antagonisti. No, quei gipponi non sono «robba» loro ma degli amici rom di don Colmegna e dell’assessore Mariolina Moioli. E in una paginetta online ne prendono le distanze.

C’è da capirli. Per gli autonomi quei Suv sono la quintessenza del capitalismo come lo sono i bancomat che, G8 insegna, hanno un solo motivo di esistere: per essere sfondati a colpi di piccone. Stavolta, però, mamme antifasciste e pargoli leoncavallini sono costretti a sopportare i Suv, parcheggiati a due passi dai graffiti che inneggiano al Che e alla rivoluzione d’ottobre.