E il ministro pensa a una norma sulle rotte

RomaVetri, divani, scarpe e un muro di acqua melmosa, così torbida da non consentire agli speleosub di schivare gli ostacoli posti davanti ai loro occhi. Ieri le operazioni nella parte sommersa della Costa Concordia sono proseguite a rilento e in mattinata c’è stato lo «stop» perché, come era già accaduto lunedì scorso, la nave si è mossa ancora. Ma questa oscillazione di un metro e mezzo non ha comportato il temuto spostamento verso il gradone.
Per scongiurare tragedie come quella del Giglio, il governo in queste ore starebbe pensando a una norma sulle rotte a rischio ambientale. Secondo la legge 51 del 2011, i ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture possono infatti «prevedere misure precauzionali» per evitare il pericolo dei passaggi di questi «grattacieli» galleggianti in alcune aree. Magra consolazione, per i familiari dei dispersi, madri, padri, e fratelli sbarcati ieri sull’isola, dove si aggirano attaccando ovunque le foto dei loro cari. All’appello mancano in ventisei, e tra loro c’è anche la piccola Dayana, di 5 anni, scomparsa insieme al padre, mentre in Germania è stata rintracciata Gertrud Goergens, il cui nome compariva nel triste elenco. I morti, invece, sono 11, tra i quali il musicista ungherese Sandro Feher, che ha perso la vita nel tentativo di raggiungere la sua cabina, per recuperare il violino. Ma poco prima aveva messo in salvo alcuni bambini. Si spera e si cerca ancora. Ieri due team di palombari della Marina militare hanno fatto esplodere alcune microcariche per aprire quattro varchi nella parte sommersa della Concordia, in corrispondenza del ponte 4 che conduce all’area dove martedì sono stati trovati cinque degli undici cadaveri.
Il prossimo Cdm dovrebbe decretare l’«emergenza Giglio» e probabilmente come commissario straordinario verrà nominato il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli. L’ordinanza prevederà due interventi principali: la riduzione del rischio ambientale, con la rimozione delle 21 cisterne di carburante dalla Costa Concordia e la supervisione sulla rimozione della nave stessa dal punto dove è adagiata.
«La dispersione in mare del carburante potrebbe contaminare non solo la zona ma di tutta la costa tirrenica - spiega Clini -. Bisogna fare in fretta. Credo che nelle prossime 12 ore saremo in grado di iniziare a lavorare ai serbatoi, ma ci vorranno almeno due settimane o più». Un’operazione totalmente a carico della compagnia. Se la nave nel frattempo dovesse affondare, il pericolo maggiore sarebbe rappresentato dal rilascio lento di tutto il materiale combustibile che si trova a bordo. «Se questo accadesse è difficile prevedere i danni alla nave e quelli ambientali - conclude Clini -. Ma ora pensiamo a completare la ricerca di eventuali superstiti».