«E mo’? Moplen» Così Natta entrò nel futuro

«Fatto il polipropilene»: così annotava il ligure Giulio Natta sulla sua agenda l'11 marzo 1954. Tre parole che segnarono l'invenzione della plastica moderna, meglio conosciuta come moplen. Quella che accompagnò l'Italia negli anni del boom economico e fece entrare nelle case spremiagrumi, battipanni, stoviglie, frullatori, ventilatori, sveglie e attaccapanni. Oggetti moderni e sconosciuti, che segnavano un'epoca nuova e un'estetica moderna: colorati, leggeri, infrangibili e impermeabili. «Passami il moplen» diceva la casalinga indicando lo scolapasta. Così come Gino Bramieri, testimonial d'eccezione per la réclame della Montecatini-Edison alla domanda: «E mo'?» rispondeva: «E mo'? Moplen!» saltando su una valigia di questo materiale, ovviamente senza nemmeno graffiarla. Il tutto mentre un coretto fuori campo cantava «È leggero, resistente, è inconfondibile e mo', e mo'... Moplen!». E poco importa se Natta amava dire, a proposito della sua invenzione, «ho trovato solo il modo di mettere in fila le molecole come soldatini in parata».\