E il mondiale diventa un diario

Franco Ordine

Ci sono due modi canonici per rituffarsi nelle dolci, chiare, fresche acque del mondiale di calcio appena vinto. Uno è quello scoperto al ritorno da Berlino. Ciascuno di noi, reduci dalla prima linea di Duisburg, tutti i giorni scanditi dall’attività di Lippi e degli azzurri, è rimasto fatalmente attratto dai replay di Sky. Che magia, ragazzi. Abbiamo maledetto la gomitata di De Rossi e la testata di Zidane, abbiamo ammirato il mezzo cucchiaio di Del Piero e l’assist di Gilardino a occhi chiusi, abbiamo ascoltato Fabio Caressa, pazzo di felicità, «Beppe, prepara le valigie, andiamo a Berlino per la finale». Confessiamolo: dieci giorni dopo il trionfo, siamo rimasti incantati dinanzi alla tv.
Il secondo modo è quello apparecchiato a tempo di record da Aldo Cazzullo, piemontese di Alba, 40 anni, inviato del Corriere della Sera, spedito al fronte per raccontare l’evento. Aldo ha lavorato sodo al computer. Di giorno ha girato la Germania, ha attraversato città, visitato piazze e chiese, si è infilato negli spogliatoi degli azzurri e intervistato Grosso. Di notte, probabilmente, o durante i suoi spostamenti in treno, nelle noiose attese delle tante partite, ha preso appunti. Una montagna di appunti. Arricchiti da fulminanti incontri, da dialoghi sotto voce recitati nella bolgia dantesca della zona mista (là dove sfilano gli azzurri prima e dopo una sfida mondiale, ndr) o da commenti catturati in tribuna-stampa.
E ora ha licenziato un agilissimo volume dal titolo didascalico, ITALIA-GERMANIA 2 A 0, diario di un mese mondiale per i tipi di Fazi editore. Ed ecco la seconda magia. È bastato sfogliare le prime pagine per rivivere il mondiale. Sono custoditi i fatti, il racconto veloce dei fatti, con l’aggiunta, a mo’ di peperoncino, di commenti inediti, descrizione di episodi e personaggi incontrati in quel mese indimenticabile: c’è lo sbarco a Duisburg preceduto dagli spruzzi di veleno per moggiopoli, c’è l’intemerata di Lippi in sala stampa, ci sono le battute di Totti durante un banale allenamento e quell’incontro con Gattuso diventato una specie di colpo di fulmine per l’autore. E poi le cene, evitando accuratamente ristoranti italiani, con sodali improvvisati, i lunghi trasferimenti con colleghi di testata e no, mai considerati rivali, semmai spolpati come almanacchi, al pari di un paio di volumi, la Storia del calcio di Brera o Azzurro tenebra di Arpino, due bibbie tenute sul comodino, la notte fonda, prima di spegnere il computer e la luce nella camera di Düsseldorf sconvolta da un paio di allarmi di troppo.
Nel diario abilmente ricostruito restano a galla brandelli di attualità: la visita del ministro Melandri nello spogliatoio azzurro scandito da un coro impertinente, la notizia dell’arresto di Vittorio Emanuele accompagnata dalla chicca della caduta notturna dal letto a castello in cella, «’o principe è carut’». È anche questo un pezzo del mondiale da custodire nella memoria collettiva. Insieme con quella scenetta finale. Cazzullo che chiede a Gattuso di potergli fare una foto con la coppa e Ringhio che lo spiazza. «No, te la faccio io la foto», fa il fresco campione del mondo passandogli l’oggetto del desiderio, la coppa. Senza sapere che quell’istantanea è diventata una specie di cult oltre che la controcopertina del volume.