E a Montenero l’assessore è «fannullone»

Il nome? Tutti lo sanno ma nessuno lo dice. Certo, è davvero una sfortunata coincidenza che la grana scoppi proprio a dipietropoli, in quel Montenero di Bisaccia che ha dato i natali al leader Idv, dove il figlio Cristiano vive e lavora come consigliere comunale con delega alla Vigilanza, e dove il partito di Tonino viaggia sul 55% di preferenze. Cos’è successo? Un pasticciaccio brutto di un ex assessore, pare proprio dell’Idv, per «permessi retribuiti», assenze da lavoro per riunioni di Giunta già finite da un pezzo e quindi soldi buttati dal piccolo Comune molisano. La vicenda è finita nelle mani della Guardia di Finanza che ha analizzato i registri e le attestazioni prodotte dall’ex assessore per assentarsi dal lavoro per «impegni istituzionali», con l’aiuto di un segretario comunale che firmava i certificati. Siccome c’è una legge che impone al Comune il rimborso all’azienda per le ore spese dal dipendente in impegni comunali (consigliere o assessore che sia), alla fine il giochetto è costato al Comune di Montenero più di 20mila euro (20.408,10 euro).
La Gdf ha chiuso l’indagine che ha preso in considerazione gli anni tra il 1997 e il 2005, e ha inviato una segnalazione alla procura generale della Corte di conti di Campobasso. Ora i magistrati contabili, con gli elementi raccolti dall’unità Danni erariali delle Fiamme gialle, dovranno valutare l’avvio della fase istruttoria. Nel comunicato della Gdf però non si fa nessun nome. È prassi, spiegano i militari, che in questa fase non vengano resi pubblici i nominativi.
Ma allora chi è l’ex assessore e consigliere protagonista di quel «meccanismo illecito che anno dopo anno - scrive la Gdf - ha determinato la stratificazione di un danno erariale di rilevanza non trascurabile»? È una domanda che trova, dall’altra parte della cornetta, mura invalicabili, sia nella sede molisana dell’Idv sia tra i politici locali (anche d’opposizione).
La notizia è rimbalzata sui quotidiani locali che non hanno riportato il nome, indicando però per quasi certa l’appartenenza alla squadra di Di Pietro. Qualcuno dice che anche altri consiglieri temano l’allargarsi dell’indagine, e preferiscano non speculare sulla notizia. Quello dei permessi retribuiti, che consentono ai politici di attestare al datore di lavoro impegni comunali anche fuori dall’orario dei consigli e delle giunte, sarebbe pratica diffusa in zona. «Uhh, quanti lo fanno!» si lascia scappare un autorevole politico locale.
Il nome che filtra dal partito (anche se tutti hanno le bocche cucite) è quello di Antonino D’Antonio, altro Tonino famoso a Montenero di Bisaccia, ex vicesindaco ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Montenero, in carica proprio dal 1997 al 2005 (il periodo messo a fuoco dalle Fiamme gialle), e dimessosi proprio per una storia di «rimborsi retribuiti». Alla fine del 2005 fu consigliato - dagli amici del partito - a lasciare il posto in seguito ad una interpellanza della minoranza che denunciava il rimborso comunale di 10.399 e poi 12.260 euro alla Telecom, azienda in cui è impiegato D’Antonio, per via appunto dei famosi permessi, concessi dalla legge per le ore di effettiva durata delle sedute e per il viaggio fino al luogo di lavoro. «Ci consta però - scrivevano i quattro consiglieri - che le sedute in questione non durino oltre le due ore e che buona parte delle commissioni edilizie (D’Antonio era all’Urbanistica, ndr) si tenevano alle 18, quindi fuori dall’orario di lavoro». Stesso periodo, stesse cariche, stesso trucco: e ora molti fanno due più due e associano l’esponente Idv, candidato alle regionali nel 2006, all’indagine per il danno di 20mila euro. Cifra non esorbitante, ma politicamente immensa per il partito della trasparenza.PBra