E Montezemolo avvisa il governo: «Restituisca i soldi a chi produce»

da Roma

«È giusto ridare le tasse a chi le ha sempre pagate onestamente, a cominciare da chi lavora nelle fabbriche, paga le imposte e produce». Luca di Montezemolo apprezza le parole del governatore di Bankitalia, che all’assemblea Forex di Torino ha rimarcato come, nel nostro Paese, il fisco penalizzi proprio chi fa il proprio dovere di contribuente.
«Ancora una volta sono totalmente d’accordo con Draghi», aggiunge con enfasi il presidente della Confindustria. «Quando ho detto che c’è un’Italia che rema e un’altra che sta a poppa - spiega Montezemolo - ho espresso lo stesso concetto: tutti quelli che pagano le tasse, che lavorano, producono e competono debbono essere considerati la vera forza del Paese». E se le maggiori entrate fiscali si riveleranno strutturali, aggiunge, è giusto restituire le tasse a chi le ha sempre versate onestamente. «Non c’è dubbio - insiste il presidente della Confindustria - che per le imprese c’è una pressione fiscale diretta e indiretta come in nessun Paese d’Europa». Montezemolo concorda anche sulla necessità di intervenire sulle pensioni, che restano un «tema centrale» dell’agenda delle riforme.
Di sicuro «centrale», il tema delle pensioni è tuttavia politicamente molto delicato. Il governo è debole, non può rinunciare all’appoggio dei sindacati, e Romano Prodi può soltanto dire d’essere in pieno accordo con Draghi nel passaggio in cui il banchiere centrale sollecita una riforma previdenziale con il concorso delle parti sociali. Prudentissimo anche il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che condivide le dichiarazioni di Draghi pur sottolineando che con le parti sociali il governo discuterà «non per fare cassa ma per mantenere l’equilibrio del sistema previdenziale», salvaguardando un «tasso di socialità» per i più giovani. Damiano aggiunge che è intenzione del governo di «correggere ma non abrogare» la legge Biagi.
È evidente che, di fronte ai richiami del governatore di Bankitalia, Prodi e i suoi ministri si trovano in difficoltà: la «cifra» della politica economica governativa è quella fiscale, e sulle pensioni non si riesce neppure ad avviare il confronto con i sindacati. Gianfranco Fini ha perciò gioco facile a definire l’aumento della pressione fiscale un «vizio ideologico» della sinistra italiana, mentre tutti sanno che «un eccessivo carico fiscale deprime l’economia». Per il leader di An, ciò che al contrario bisogna fare è ridurre il carico fiscale «in particolare per chi produce ricchezza, ma questa Finanziaria va nella direzione opposta». E conclude: la maggioranza, «se mette mano alle pensioni, si spacca». Le proposte di Draghi su tasse e pensioni sono «talmente oggettive da rasentare l’ovvio - aggiunge Gianni Alemanno - eppure, a causa dell’azione del governo Prodi del tutto priva di buon senso, anche l’ovvio diventa una notizia». Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, sottolinea invece «il silenzio della sinistra» di fronte alle parole del governatore. «Anche sulla politica economica - osserva Cicchitto - si profila un pasticcio dello stesso tipo di quello avvenuto in politica estera».
Nella maggioranza, il solo Daniele Capezzone fa proprie le proposte di Draghi. «Il governatore ha ragione sulle tasse, che vanno ridotte, e sulle pensioni, che devono essere riformate, a incominciare da un aumento dell’età pensionabile», osserva il presidente della commissione Attività produttive della Camera. Ma da parte del sindacato, c’è un muro. Gianni Rinaldini, leader della Fiom-Cgil, boccia l’idea di un nuovo accordo, sulla scia di quelli degli anni Ottanta e Novanta: «I lavoratori dipendenti hanno già dato, e ancora oggi sono penalizzati sul fronte fiscale».