E Montezemolo rovina la grande festa. "Paese non governato"

Il presidente degli industriali: "L’esecutivo non è in grado neanche di tagliare le cravatte di due centimetri, non è in grado di tagliare nulla, non c'è coesione". No al voto subito

da Roma

Caserta rovina la festa a Milano. O meglio, Luca Cordero di Montezemolo spezza l’incantesimo della pace ritrovata tra Romano Prodi e Walter Veltroni nella cornice della costituente democratica. Ma riesce a scontentare anche il centrodestra, con un discorso che a entrambi gli schieramenti è sembrato antipolitico. Un effetto forse non voluto, visto che in uno dei passaggi dell’intervento al Forum della piccola industria, Montezemolo ha condannato la politica fatta in piazza e spiegato di non desiderare un futuro in cui gli schieramenti sono guidati da Michela Brambilla o Beppe Grillo.
Il fatto è che le tesi sono quelle di sempre, ma i toni, al di fuori del discorso ufficiale, sono sembrati a tutti più aspri del solito. «Il Paese non è governato, da 12 anni è impossibile prendere decisioni di fondo». Tagli alle spese? Il governo «non è in grado neanche di tagliare le cravatte di due centimetri, non è in grado di tagliare nulla. Non c’è coesione». E invece ci sarebbe bisogno di «un governo che governi, che prenda decisioni, qualunque esse siano».
Critiche riferibili anche al precedente governo (anche se il ministro allo Sviluppo Pier Luigi Bersani ha detto di «non avere sentito proteste di Confindustria quando gli altri le cravatte della spesa pubblica le allungavano»), ma che sono cadute in un momento delicatissimo per la vita di quello in carica. Coincidenza che non è sfuggita al mondo politico. Il pensiero è andato subito agli applausi degli imprenditori che scattano regolarmente quando qualcuno accenna alla fine del governo Prodi. E c’è chi ha voluto leggere il fuori programma di Montezemolo come una risposta all’aria di pacificazione che ieri si respirava alla convention democratica di Milano.
Lettura che Montezemolo ha corretto, schierandosi contro chi vorrebbe elezioni subito. «Non sarebbe una bella prospettiva quella di tornare al voto condannando il Paese a un altro periodo incerto e confuso, chiunque fosse il vincitore».
Le puntualizzazioni non gli hanno risparmiato l’ira del presidente del Consiglio, secondo il quale Montezemolo ha pronunciato frasi «senza senso». E nemmeno, sul fronte opposto, quella di Michela Brambilla che invece non ha rinunciato a ribattere, facendo chiaramente capire che secondo lei il presidente degli industriali non è molto diverso dalla classe politica che vuole criticare: «Sarebbe opportuno che Montezemolo si decidesse una buona volta a scendere dal suo Olimpo dorato e andasse a toccare con mano la realtà».
Ieri era difficile trovare una voce a favore di Montezemolo dentro i palazzi della politica. Le sue parole sono state giudicate una candidatura, personale o per conto dei «poteri forti» a seconda di chi le ha interpretate. Unica sintonia, quella che lo stesso leader degli industriali ha voluto rendere esplicita, quella con il governatore di Bankitalia Mario Draghi che riguarda la «cultura del cambiamento, del merito, della flessibilità e della modernizzazione».
Altro accenno che si è prestato a una lettura politica, ma che è invece legato a un’altra urgenza per le imprese e cioè la riforma dei contratti. Gli aumenti dei redditi auspicati dal governatore per Montezemolo sono auspicabili, ma non potranno che essere legati risultati delle imprese. Un messaggio per i sindacati, chiamati al confronto sulle relazioni industriali, che potrebbe riprendere tra pochi giorni.