E Moratti disse a Burdisso: «Vai e guarisci la tua Angelina»

Il difensore racconta l’odissea della figlia. «Il patron ha il cuore grande»

Andrea Fanì

da Milano

Quella cosa tonda che chiamano pallone, quel gioco che chiamano calcio, quel treno che chiamano vita, oggi hanno insegnato una cosa: che non è importante vincere o perdere, è importante esserci. Essere al proprio posto quando il destino punge alla schiena.
Nicolas Andres Burdisso lo ha fatto, è stato al proprio posto. Un difensore ha il senso della posizione: di fronte al pericolo non arretra, di fronte alla malasorte sta. Cercando di restare in piedi. Burdisso arriva all'Inter nell'estate 2004: allenamenti, partite, a volte si vince altre no. Normale. Poi il dramma: la figlioletta, Angelina, colpita da una forma di leucemia (linfoblastica acuta). Burdisso ha un solo pensiero: partire, andare dalla sua bambina. Lottare insieme contro il male. Spiega tutto alla società, poi viso a viso con Massimo Moratti: «Gli ho detto - ha raccontato alla Gazzetta dello Sport - che ero disposto a restare senza squadra e senza soldi. Lui si è commosso. Ho capito che avevo di fronte l'uomo con il cuore più grande che ho trovato in Italia». Burdisso vola in Argentina: «Sono stato vicino a mia figlia, che è la vera eroina di questa storia. Lei ha reso tutto normale, con il suo sorriso, anche quando la nostra casa era una clinica di Buenos Aires. E lo è stata per mesi».
Adesso è finita. Angelina sta affrontando l'ultimo ciclo di chemioterapia. Il suo sorriso ha vinto. E anche Nicolas. E pure Moratti ha vinto, stando al proprio posto, scegliendo senza esitare: vai Nicolas, stai vicino al tuo angelo; il calcio, l'Inter, i soldi, vengono dopo, anzi non sono neanche in classifica. Un atteggiamento, una serenità d'animo, che patron Massimo ha sempre mostrato.
Nwankwo Kanu è un airone nigeriano che arriva in nerazzurro nel 1996, dall'Ajax. Le visite mediche rivelano un problema cardiaco, gravissimo. Massimo ha due strade: rescindere il contratto e rimandare il giocatore in Olanda o aiutare il ragazzo a guarire. Moratti non dubita un istante: Kanu va in America, si opera, lo curano. Tutto a spese dell'Inter. Kanu torna a giocare. Dal '97 al '99 dodici gare e un gol in campionato. Non decide le partite, può decidere della sua vita. Andrà all'Arsenal: altra storia.
Ronaldo è Ronaldo. Moratti lo porta all'Inter nel '97. Due anni dopo il ginocchio del ragazzo fa crac. Massimo lo prende per mano, lo rialza assieme ai medici del club. Guarisce, torna. Ma lo ferma un altro pauroso infortunio. Moratti c'è, non lo abbandona. E Ronaldo ritorna, ancora. Salvo poi tradire la fiducia e l'affetto del suo presidente e scegliere - estate 2002 - la miniera d'oro del Real Madrid. Massimo mastica amaro, ma non perde lo stile, resta gentleman.
Aveva ragione quando affermò, dopo l'indegno finale del derby di Champions con il Milan, dopo quel petardo sulla schiena di Dida: l'Inter paga con la squalifica, ma è proprio l'Inter la vera vittima di questa storia. Giù il cappello, di fronte a uno che ha fatto dell'onore una regola di vita. Di fronte a uno che non avrà messo in bacheca molte coppe. Ma a vincere, nella vita, ha vinto di certo. Anche con Nicolas e Angelina. Nella vita - e magari nel calcio, ma in secondo, anche terzo o quarto, piano - non conta vincere o perdere, ma essere al proprio posto, fare la scelta giusta. Essere Uomini.