E Morselli, genio triste senza editore, si suicidò

Guido Morselli (1912-1973) lo si dimentica spesso. Eppure è stato uno dei fuoriclasse della letteratura italiana del ’900. Lo si dimentica perché nessuno dei «grandi» editor, dei «grandi» talent scout delle case editrici italiane si accorse del suo genio, bizzarro e triste, mentre era vivo. Si affrettarono a fare mea culpa solo dopo che si fece saltare la testa con un colpo di pistola. Solo allora si decisero a pubblicare quei romanzi che rispedivano sdegnosamente al mittente: Contro-passato prossimo, Il comunista, Roma senza papa, Dissipatio H.G.
Da vivo gli avevano regalato solo rifiuti. Tanto che lui, rifugiatosi nella solitudine della provincialissima Gavirate, sulla carta d’identità portava scritto «agricoltore», non scrittore o giornalista (anche se collaborava con Il Tempo). Tanto che non c’è dubbio sul perché nel suo ultimo romanzo, Dissipatio H.G., il protagonista, ultimo vivo in un mondo di morti, abbia tra gli oggetti feticcio della sua atroce solitudine una pistola, la sua «ragazza dall’occhio nero». E nessuno meglio di Valentina Fortichiari, che nel 1975 inventariò per Adelphi le carte di Morselli ed è stata curatrice di molte delle sue opere, può raccontare il dramma di quel rifiuto. «Di Morselli ho recentemente parlato a un convegno a Lugano. Il suo impegno sulla scrittura fu enorme. L’editing se lo faceva da solo, faceva tre copie di ogni manoscritto e apportava correzioni diverse su ognuna».
Eppure questo non bastò a farlo pubblicare.
«Ci provò in tutte le maniere, nelle sue carte c’era una cartelletta in cui raccoglieva tutto il suo carteggio con gli editori, sopra ci disegnò un fiasco. Per Contro-passato prossimo c’è un suo fittissimo carteggio con Carlo Fruttero di Mondadori. Cercò anche di cambiare il finale, ma non bastò. Relativamente a Roma senza papa, Vittorio Sereni a un certo punto gli rispose: “Ma che cos’è?”. Non riuscivano a capire come classificarlo».
Insomma anche i più fini letterati non riuscirono a rendersi conto di ciò che avevano davanti...
«Il romanzo che andò più vicino alla pubblicazione fu Il comunista, ma anche lì il meccanismo si inceppò. Calvino lo criticò anche su questioni “politiche”. Gli scrisse: “Dove ogni accento di verità si perde è quando ci si trova all’interno del partito comunista; lo lasci dire a me che quel mondo lo conosco...”».
Un autore geniale che viene rifiutato da altri autori di fama indubbia, e si uccide. Allora chissà se fosse finito sotto le grinfie di un editor «normale»...
«Non si può ridurre il suicidio di Morselli al solo rifiuto dei suoi manoscritti. C’erano altre questioni più profonde... Certo, anche quello ha il suo peso... Oggi credo che sia molto più difficile che un autore di tale grandezza finisca per passare inosservato... Forse anche per lo stesso clamore causato dal caso Morselli. Almeno lo spero».
Però guardando indietro, e tenendo conto che comunque a Morselli ancor oggi non si è resa del tutto giustizia, qualche ansia può venire.