E Mosca s’inchina alla marina di Sua Maestà

Il presidente Putin ringrazia solennemente il governo britannico. Ma cresce la polemica interna sul perché la Russia non possieda mezzi come lo Scorpio nonostante l’ingente bilancio della Difesa

«Ci inchiniamo davanti all'esperienza manifestata dai soccorritori delle Forze navali reali britanniche». Sono parole che pesano e non solo perché a pronunciarle è il comandante in capo della flotta russa nel Pacifico, l'ammiraglio Viktor Fiodorov nel ringraziare Londra per l’invio, risultato decisivo, dello Scorpio. La Russia non è abituata a inchinarsi di fronte a nessuno; nemmeno dopo il crollo dell’Urss rinunciò a difendere l’orgoglio patriottico che rappresenta, da sempre, un tratto fondamentale dell’identità nazionale. Ma questa volta è diverso. Cinque anni fa il mondo seguì attonito la tragedia del Kursk, il sottomarino nucleare affondato con 118 persone a bordo, per la quale il Cremlino rifiutò sdegnosamente ogni aiuto internazionale e ora Putin dimostra di avere imparato la lezione. È stato lui ieri sera a ringraziare solennemente il governo britannico. Lui, poche ore dopo la crisi, a porre fine l’ennesima lite ai vertici delle forze armate russe, invocando il soccorso, oltre che di Londra, anche di Washington e di Tokyo. Lui a inviare in Kamchatka il ministro della Difesa Ivanov che i russi in tv hanno visto esultare, braccia alzate e pugni stretti, subito dopo la riemersione del batiscafo.
Il Cremlino ieri ha dimostrato al mondo e, soprattutto ai russi, che talvolta occorre essere umili e riconoscere i meriti altrui. Il Cremlino ha imparato a dire grazie agli inglesi, agli americani, ai giapponesi. Non è poco.
Una svolta che però non mette il presidente al riparo delle critiche. Alcune sono scontate, come quelle formulate da veterani a riposo di scuola sovietica, come Eduard Baltin, che non hanno nascosto lo sdegno per la cooperazione «con i nemici della Nato». Altre fondate. In questi giorni l’opinione pubblica si è chiesta come mai le Forze armate russe non possedessero gli Scorpio o robot analoghi. Qualcuno ha citato l’arretratezza dell’arsenale nazionale, altri la mancanza di fondi. In realtà lo Scorpio non è un robot militare segreto, bensì una macchina acquistabile sul mercato internazionale, «con una manciata di milioni dollari», ha ironizzato il comunista Ghennadi Ziuganov; inoltre, contrariamente ai tempi di Eltsin, all’Armata rossa non mancano più i finanziamenti, che l’ex agente del Kgb Putin ha aumentato generosamente: ogni anno 18 miliardi di dollari vengono stanziati per la Difesa, assorbendo oltre un terzo del bilancio statale. I fondi, dunque, non mancano, la questione è come vengono gestiti.
L’efficienza dell’apparato militare russo è ostacolata da un sistema inadeguato, caratterizzato da rivalità personali, troppi livelli decisionali e mancanza di coordinamento. E da una mentalità sovietica, che istintivamente preferisce la «disinformazia» a un’informazione moderna e trasparente come ha dimostrato - ed è l’ennesima volta - la vicenda del batiscafo incagliato. Perciò a Mosca gli analisti militari si chiedono se Putin non coglierà l’occasione per avviare un ricambio ai vertici delle Forze armate, quel repulisti che non scattò neanche dopo il dramma del Kursk.
In questi giorni ha dimostrato che finalmente anche per la Russia le vite umane sono più importanti di qualunque segreto. E dagli uomini Putin dovrà ripartire per ridare prestigio a quell’Armata rossa a cui egli stesso tiene moltissimo.