E Mosley fa tremare anche Lewis e Alonso

Il boss della Fia: «La Honda? Per ora non ha fatto nulla di male». Ron Dennis: «Danzano sul nostro cadavere»

Nostro inviato a Silverstone

In un crescendo di bla-bla, finalmente, ieri, è sceso in campo il presidente un po’ dittatore della F1, mister Max Mosley. Il numero uno della Fia ha confermato quanto anticipato dal Giornale, ovvero «che la sentenza sarà a breve perché mi scoccerebbe se andassimo oltre le tre settimane e perché, in caso riscontrassimo la colpevolezza di un team, rischierebbero penalizzazioni anche i piloti». Nel suo argomentare, Mosley ha però sempre abilmente evitato di citare la Honda: «In effetti ho parlato con Jean Todt e con Ron Dennis, i vertici dei team coinvolti in questa vicenda... Non ho avuto invece contatti con Nick Fry (Honda, ndr). Perché al momento, in base a quanto in nostro possesso, non c’è nulla di male se un team manager parla con due ingegneri».
In attesa che l’inchiesta chiarisca se i due tecnici sono andati dal team boss della squadra giapponese con un sunto del dossier in mano, la frase di Mosley aggrava di nuovo la posizione McLaren. Il team di Ron Dennis, infatti, era uscito rincuorato dall’outing della Honda, che aveva ammesso l’incontro con Nigel Stepney e Mike Coughlan. E infatti, ieri, il patron britannico si è di nuovo lasciato andare: «Sono a pezzi, questa vicenda mi ha distrutto, sono anche stato sgridato dal capo Mercedes, Norbert Haug: mi ha detto “Sei impresentabile, cerca di reagire”. Sono così giù perché ho la netta impressione che ci sia un grande desiderio di attaccare in tutti i modi la McLaren, la sua immagine; c’è gente che danza felice sulla nostra tomba».
Mentre il patron McLaren faceva la sua accorata difesa, poco distante Mosley, l’uomo che più di tutti, a livello sportivo, sarà chiamato a giudicare le eventuali responsabilità del team inglese, precisava anche: «La Fia è al lavoro per capire se proprietà intellettuali di una squadra siano state carpite da altri; in settimana invieremo a Ferrari e McLaren tutta una serie di domande scritte, ma è innegabile che se dovesse essere riscontrata la colpevolezza di qualcuno, anche il team per cui lavora ne sarebbe responsabile...».