E Mourinho attacca Abramovich

da Roma
La Roma si ribella. Tutti insieme, Spalletti e i componenti della rosa, scortati dal team manager e da Pradè, si son presentati dinanzi al plotone d’esecuzione di cronisti romani. Hanno impugnato come spade i microfoni per contestare accuse e veleni seguiti ai sette gol di Manchester. Non sono mancati battibecchi coi cronisti presenti e affondi perentori di Spalletti e di Panucci per rintuzzare accuse fuori luogo, interpretazioni improbabili. Gli insulti hanno lasciato il segno, non sono proprio andati giù a Totti e compagni. Il tam-tam delle radio lo conferma: la Roma giallorossa ha mal digerito il mancato orgoglio della squadra e la sua scarsa voglia di chinare il capo e chiedere scusa. E in attesa di possibili contestazioni, resta un dubbio: perché non si è colta l’occasione per fare un distinguo tra chi offende e deride e chi analizza i fatti ed esprime opinioni? I due volti della Roma, intanto, si materializzano nelle parole dei protagonisti. Da una parte fioccano diplomatici «mea culpa», dall’altra strenue difese e analisi della débâcle.
Ci sono i leader e i comprimari. Volti delusi, ma anche sguardi fieri. Davanti, a formare un virtuale cordone di protezione, il tandem Spalletti-Pradè. Il dirigente è sereno, il tecnico, a tratti nervoso, parte a razzo. L’intento: metterci la faccia e respingere le accuse. «Non dobbiamo ammettere nessuna colpa e non abbiamo da fare scuse a nessuno. Abbiamo fornito una brutta prestazione. Ma non è possibile che in dieci minuti siamo da buttar via. Si è detto che siamo una squadra che ha poco carattere. Non mi sembra».
Nessuna voglia di cospargersi il capo di cenere. «Se poi si interpretano le scuse come un comportamento corretto nei confronti di un pubblico affezionato, allora ci si scusa. Da questa situazione ne usciamo peggio di tutti. È un risultato che rimarrà nella storia del club. Sugli spalti, c’erano anche i nostri parenti: avevamo portato le famiglie a vivere una serata importante». Resta una débâcle da riporre nel cassetto dei brutti ricordi. «Abbiamo dimostrato poca esperienza, io per primo». Seguito da un appello all’unità. «Daremo una sterzata. Ripartiremo con le giuste intenzioni, ma non posso promettere nulla».
E a proposito di compattezza, Spalletti punta l’indice sul presunto dissidio con Rosella Sensi. «Ho solo detto che dobbiamo avere il coraggio di cambiare qualcosa. L’organico non è ampio ma non andrò mai a chiedere di spendere soldi che non ci sono». L’ultimo sfogo è un elogio alla maturità. Interviene Panucci: «La Roma era ultima in Coppa Disciplina. Ora è prima. Se a Manchester avessimo randellato gli avversari, avremmo dimostrato di essere presuntuosi». Cambia l’interlocutore ma resta l’obiettivo: difendere l’onore e ringraziare i tifosi. Non è escluso che la società valuti l’ipotesi di un esposto all’Uefa per il trattamento riservato ai propri sostenitori a Manchester. «Esprimiamo delusione e rammarico – dichiara il ds Pradè - ma desideriamo manifestare compattezza e unione. Accetto ogni critica costruttiva. Ma in questi giorni ho sentito offese personali: non ci sta bene».
Il giorno dell’orgoglio romanista coinvolge tutti. «Da questa situazione se ne esce con il gruppo – confessa Totti - perché sappiamo quanto di buono abbiamo fatto in due anni. Certe serate possono arrivare, l’importante è che la squadra rimanga unita». Dopo il capitano, è la volta di De Rossi, l’altro nazionale: il primo a chiedere scusa ai tifosi romanisti nel dopo gara dell’Old Trafford. «L’importante è ciò che ci siamo detti in questi due giorni – ammette - e quello che c’è nel nostro spogliatoio. Volevamo fare chiarezza. Non abbiamo perso uno spareggio per non andare in serie B. Fa più male a noi che a voi». Si attendono verifiche. A cominciare da domenica pomeriggio contro la Samp.