E «My Special Car» si prepara a fare il pieno

L’auto è bella. E su misura è anche meglio. Almeno, così sembrano pensarla gli italiani, il cui crescente interesse verso la personalizzazione delle vetture si traduce in un giro d’affari che nel 2006 ha sfiorato il miliardo e 200 milioni di euro. Un comparto in salute, quindi, che ogni primavera vive nel quartiere fieristico di Rimini l’appuntamento-clou: My Special Car Show, il Salone dell’auto speciale e sportiva che celebrerà la sesta edizione dal 28 al 30 marzo prossimi. Per ora, in attesa che i motori tornino a rombare tra i padiglioni, gli organizzatori di Promotor International possono ripercorrere con soddisfazione i numeri dell’anno passato, allorché il Salone attirò oltre 95mila visitatori, 6.726 operatori e 291 espositori. Presenti anche 12 case automobilistiche, che hanno portato a Rimini le proprie linee ufficiali di personalizzazione: un dato significativo, se si pensa che all’edizione 2004 - la prima targata Promotor International - aveva partecipato la sola DaimlerChrysler.
Anche quest’anno, il layout della manifestazione rifletterà le due anime del settore: da un lato la personalizzazione, estetica ma non solo, con le aziende produttrici di accessori, cerchi e gomme, kit per allestimenti, benzine e additivi; dall’altro il car entertainment, vale a dire tutto ciò che riguarda l’audio, la navigazione, la telefonia e l’elettronica di bordo. Ma My Special Car non è solo esposizione. E allora, spazio agli appuntamenti dedicati agli appassionati, a cominciare da My Special Club: il più grande raduno indoor d’Europa, al quale gli amanti della personalizzazione possono partecipare con la propria vettura (l’anno passato sono state 1.235) e il proprio club.
Ricco, come sempre, il programma dei seminari e delle iniziative che ruoteranno attorno al Salone, compresa la tradizionale assegnazione del premio Auto Europa Tuner, conferito dalla Uiga (Unione italiana dei giornalisti dell’automobile).
Novità in vista, infine, sul fronte della creatività: «L'intenzione - spiega Giada Michetti, amministratore delegato di Promotor International - è mettere in evidenza la tradizione del settore della personalizzazione. Per farlo, abbiamo scelto di rivivere in chiave automobilistica un celebre gioco degli anni ’50: un esempio di come si comincino a personalizzare gli oggetti fin da bambini per poi proseguire, da grandi, con le vetture»".