E a Napoli si indaga sul «casale Bassolino»

La villa, sulle colline di Cortona (Arezzo), è uno splendore: 800 metri quadrati, 450 di abitazione e il resto tra sala giochi, sauna, piscina, campo da calcetto e servizi vari. Un’autentica perla, che gli abitanti del luogo indicano come «casale Bassolino». Ed è qui che sta il problema: perché secondo i pm napoletani Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo - che lo scorso 2 ottobre hanno inviato un avviso di garanzia ad Antonio Bassolino per concorso in traffico illecito di rifiuti a fini di profitto -, la casa sarebbe almeno in parte proprio del presidente della Regione Campania. E proprio lì potrebbero essere finiti fondi frutto della presunta gestione illecita dell’emergenza rifiuti. Una tesi respinta con forza tanto da Bassolino, quanto dal proprietario ufficiale del casale, il professor Giuseppe Petrella, noto chirurgo oncologo, ex deputato dei Ds ed ex amico dello stesso governatore.
La vicenda è stata ricostruita da L’Espresso. Secondo il settimanale, ad accendere i riflettori e a portare gli inquirenti napoletani nella villa sarebbero stati gli esposti di un consigliere comunale di Cortona, Luciano Meoni (An), che avrebbe puntato l’indice contro la strana concidenza della compresenza, a Cortona, degli interessi immobiliari di Bassolino e della famiglia Romiti. Proprio Piergiorgio Romiti, insieme ad Antonio Bassolino, è già stato rinviato a giudizio nell’ambito della tranche di inchiesta relativa alle ecoballe di Giugliano trattate dalla Fibe spa. Dagli esposti di Meoni si è risaliti al casale. E nella villa sarebbero emerse tracce di interessi diretti di Bassolino.
Il casale è stato perquisito due giorni fa e sono stati sequestrati computer, documenti, e un assegno di circa 80 milioni di vecchie lire, versato da Bassolino al professor Petrella. Quest’ultimo, ascoltato come testimone, ha detto che quel denaro serviva a saldare vecchi debiti e che la villa è soltanto sua, tanto che si chiama Milu, dalle iniziali della moglie, Miriam, e della figlia, Lucrezia.
Bassolino, dal canto suo, ha affidato la sua smentita ad una nota: «Non possiedo casali e neppure una casa di proprietà. Sono invece titolare di un (uno e solo) conto corrente, quello dove vengono versate le mie indennità. Diversi anni fa mi è stato proposto di partecipare alla ristrutturazione di un immobile nella zona di Cortona e, aderendo all’invito, ho versato un assegno di 81 milioni di vecchie lire. Ma quando poi mi sono reso conto che c’erano esigenze differenti e che il progetto diventava per me troppo costoso, la mia partecipazione all’iniziativa non ha avuto più seguito. L’unico proprietario di tutto il casolare era ed è il prof. Petrella, con il quale, peraltro, non ci sentiamo da anni. Esprimo rispetto per la magistratura. Ma questa nuova indagine dei pm Noviello e Sirleo è per me incomprensibile e profondamente ingiusta».