E alla Nato bocciano il premier danese che difende la libertà

Venticinque membri a favore, uno contro e un veto sospeso come una spada di Damocle. Per la nomina del segretario della Nato, in attesa del summit di sabato, le voci si rincorrono incontrollate. Già, perché la Turchia, uno dei ventisei membri dell'Alleanza atlantica, ha detto chiaramente il premier Recep Tayyip Erdogan, è stata esplicitamente invitata dagli altri Paesi musulmani a boicottare la nomina del primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen. «Il mio partito ha dei valori e io non posso contraddirli - ha detto Erdogan alla televisone NTV a margine di una telefonata all'omologo di Copenaghen per spiegare il suo punto di vista -. E ho ricevuto chiamate dai leader degli altri Paesi islamici che mi hanno chiesto di bloccare la sua nomina».
L'unica colpa di Rasmussen, nome su cui tutta l'Europa è d'accordo e su cui convergono anche gli Usa, che inizialmente puntavano sul ministro della Difesa del Canada, è di aver difeso la libertà di stampa. Perché, al centro delle proteste turche e degli altri Stati di religione islamica, c'è ancora la «crisi» delle vignette satiriche sul profeta Maometto comparse su un giornale danese il 30 settembre 2005. E mentre i musulmani di tutto il mondo, offesi da dei disegni satirici ritenuti blasfemi, avrebbero voluto un'azione di censura da parte dell'esecutivo di Copenaghen, Rasmussen si limitò a invocare la libertà di stampa e di espressione. «Quelle vignette hanno creato una grave indignazione nei Paesi musulmani - ha aggiunto Erdogan -. Un sentimento che non si è ancora spento: per questo ora sto ricevendo chiamate da questi Paesi che mi invitano a fare qualcosa». «La crisi delle vignette ha una dimensione più grande della Turchia - ha aggiunto un membro dell'amministrazione -. In un momento in cui la Nato vuole assumersi altre responsabilità in Afghanistan e in Pakistan, avere un segretario generale che ha un approccio di questo tipo al mondo musulmano potrebbe non essere produttivo».
Di certo, in attesa del summit di sabato, la Turchia qualcosa ha già fatto: ha violato la tradizionale riservatezza con cui il segretario generale della Nato viene scelto. Di solito infatti le discussioni, che pure c'erano, restavano circoscritte agli addetti ai lavori. Questa volta non è stato così e la circostanza promette di movimentare ulteriormente il summit. Anche se il presidente Abdullah Gul, esponente dell'Akp come Erdogan, la settimana scorsa ha detto che «da Ankara non dovrebbe venire alcun veto sul nome di Rasmussen, perché non c'è nulla contro di lui», la situazione resta incerta e non è chiaro se la nomina avverrà già alla fine di questa settimana. In ballo, infatti, c'è anche il dossier Roj TV, la televisione in lingua curda del Pkk che trasmette proprio da Copenaghen e per la cui chiusura la Turchia si batte a livello diplomatico da anni.
Nonostante l'opposizione turca e il ruolo fondamentale di Ankara nell'Alleanza atlantica, soprattutto per quanto riguarda i rapporti con i Paesi musulmani e la guerra al terrorismo, probabilmente Rasmussen riuscirà a spuntarla. Anche perché, proprio per ammorbidire la Turchia, secondo il quotidiano Vatan, il premier danese avrebbe inviato due emissari per colloqui con le autorità locali e per raccogliere materiale per fermare le trasmissioni di Roj Tv. Una notizia che finora non trova conferme in Danimarca, dove, già dopo una denuncia del ministero della Giustizia turco nel 2004, era stata avviata un'indagine sull'emittente. L'emergere di nuovi nomi per la carica di segretario generale potrebbe aver spinto Rasmussen a cedere alle pressioni di Ankara, per paura di vedersi superare dal canadese Peter MacKay.